Racconti

DEEP BLACK

di Caterina Schiraldi

Capitolo X

 

<<Che posto è questo?>>, chiese Jo guardandosi attorno.

Era stato accompagnato da Napoleone, Luis ed i membri della sua guardia in un palazzo totalmente bianco, dalle mura alte, alle colonne imponenti, alle scalinate e ai pavimenti di marmo. Era enorme e sontuosamente arredato, ma con evidenti segni di abbandono. Aveva le grandi finestre e vetrate sprangate da assi di legno, uno spesso strato di polvere era posato ovunque ed i mobili erano coperti da teli che una volta dovevano essere stati anch’essi bianchi ma ora erano grigiastri e sbrindellati.

In quel momento si trovavano in una stanza con un enorme tavolo ovale al centro e grandi dipinti e specchi attaccati alle pareti. Al centro del tavolo, l’unico pezzo del mobilio, assieme alle enormi sedie con i braccioli che lo circondavano, non ricoperto da alcuna protezione, campeggiava un enorme statua raffigurante lo stesso simbolo che Napoleone portava appeso al collo. Un triangolo con un occhio al centro.

<<È il vecchio palazzo reale, non lo ricordi?>>, gli rispose mestamente Napoleone, fissandolo negli occhi.

Jo scosse il capo in senso di diniego. <<Assolutamente…>>, mormorò a mezza voce.

Luis si fece avanti portando una brocca e dei bicchieri che posò sul tavolo, <<non è il momento di perdersi in ricordi, è necessario pensare al presente!>> intervenne con impertinenza ma sinceramente.

<<Come ti permetti di intervenire in questi discorsi, ragazzo!>>, lo redarguì aspramente Napoleone richiamandolo all’ordine ed al suo ruolo di attendente. Il ragazzo abbassò il capo e si prostrò in ginocchio dinanzi a Jo, diventando paonazzo per l’imbarazzo.

<<Chiedo scusa, signore! Io non…>>

<<Lascialo stare… Gli ho concesso io maggiore libertà>>, intervenne Jo poggiando una mano sulla spalla del giovane attendente. Gli fece cenno di sollevarsi in piedi, mentre guardava Napoleone di traverso, <<mi stupisco che tu abbia un figlio di diciotto anni, Napoleone. Non ne sapevo nulla… mi nascondi qualcos’altro?>>, gli domandò con tono accusatorio.

<<Non ritenevo che l’informazione fosse fondamentale, Vostra Altezza. Non è una questione di grande rilevanza dopotutto…>>

A quella affermazione Luis sussultò. Jo gli strinse la spalla su cui ancora teneva posata la mano e trafisse il suo vecchio amico con uno sguardo furioso.

<<Un figlio non è un argomento di grande rilevanza?>>, ruggì facendo un passo in avanti per fronteggiare l’anziano generale.

<<Non per la sorte del regno, Vostra Altezza>>, affermò sicuro Napoleone senza abbassare lo sguardo, <<ed in questo preciso momento ne ha meno che mai! Ci sono questioni più importanti da discutere e sistemare…>>

Jo era già pronto a ribattere quando una delle guardie entrò di corsa nella stanza dal tavolo ovale.

<<Generale! È arrivato un messaggio!>>, ansimò avvicinandosi a Napoleone.

Jo si voltò verso la guardia dimenticando all’istante il diverbio precedente.

<<Da chi?>>. <<Di cosa si tratta?>>, domandarono all’unisono lui e Napoleone.

La guardia lanciò solo uno sguardo rapido e diffidente verso Jo ma rispose reverente all’anziano superiore.

<<Hanno lasciato un messaggero davanti alla porta del palazzo, signore>>, rispose abbassando il tono della voce e deglutendo nervosamente.

Non appena sentì queste parole Jo si precipitò a vedere di cosa si trattasse, seguito dalla guardia, da Luis e da Napoleone. Davanti alla scalinata trovò un drappello di guardia che circondava qualcosa o qualcuno, tenendo le lance puntate.

<<Fermi!>>, ingiunse con vigore, ma le guardie si voltarono appena… girandosi, invece, verso Napoleone, in attesa di ordini. Ad un suo cenno abbassarono le lunghe lance e indietreggiarono per permettere loro di avvicinarsi. Jo, innervosito dall’atteggiamento indisponente di quella che avrebbe dovuto essere la sua scorta personale, si fece largo tra loro con gesti bruschi, guadagnandosi delle occhiatacce risentite.

Napoleone si avvicinò scuotendo lentamente il capo.

Ciò che videro li lasciò basiti. Una ragazza giovanissima e lacera era raggomitolata per terra. Si manteneva in posizione inginocchiata ma non osava alzare lo sguardo, pur tremando da capo a piedi.

<<Ma che diamine…>>, cominciò Jo inviperito dalla scena.

Tentò di avvicinarsi alla giovane ma questa si scostò bruscamente non appena percepì il movimento. Era evidentemente terrorizzata…

Jo si sentì toccare un braccio da una mano leggera. Era Luis che gli fece cenno col capo di stare indietro e poi si avvicinò lentamente alla ragazza, mormorandole parole di conforto. La giovane sollevò leggermente lo sguardo e quando incontrò il volto dolce ed innocente di Luis si aggrappò a lui come se fosse stato il suo salvatore e scoppiò in singhiozzi.

<<Mi…mi ha… mandata lui… lui…>>, balbettò tra le lacrime.

<<Lui chi?>>, le chiese calmo Napoleone.

<<Il… il mostro… il capo…. Aro!!>>, rispose fra le lacrime, <<mi… mi ha detto… che…>>, si interruppe non riuscendo a frenare le lacrime.

<<Calma, sei al sicuro qui, nessuno ti farà del male…>>, la tranquillizzò Luis dandole dei colpetti d’incoraggiamento sul braccio, mentre con l’altro massaggiava lentamente la schiena della ragazza. Jo era ipnotizzato dal suo modo di fare così calmo. Dopotutto era solo un ragazzino… eppure dimostrava molto sangue freddo e grande capacità di compassione allo stesso tempo.

<<Lui mi ha detto che… io sono un regalo per suo cognato… un segno di pace… che deve fare di me la sua concubina…>>, continuò provocando i brividi in Jo, che la ascoltava a bocca aperta, <<ha detto di dire… che… se mi accetta… lui lo aspetta a palazzo per parlare amichevolmente… altrimenti… se mi mandate indietro lui…>> e a questo punto si interruppe nuovamente, per erompere in un pianto disperato.

Nemmeno Luis riuscì a farla continuare. Jo guardava con un misto di orrore e rabbia crescente. Cominciò a flettere le dita delle mani, sentendo la bestia dentro di lui risvegliarsi e richiedere sangue…

Napoleone prese in mano la situazione, chiamò alcune delle guardie ed ordinò loro di scortare nel palazzo la giovane che a questi movimenti strillò terrorizzata e si strinse a Luis.

<<Ragazzo va’ con lei, accompagnala in una stanza e fa chiamare le donne! Si occuperanno di lei…>>, ordinò in tono autoritario.

Tutti eseguirono i suoi ordini, lasciando Jo immobile e ancora sconvolto.

<<È un messaggio chiaro… anche se incompleto>>, mormorò Napoleone avvicinandosi a lui.

<<Beato te che hai capito!>>, sibilò tra i denti stretti per la tensione.

<<È un messaggio di sfida ed un ultimatum allo stesso tempo! Aro vuol farti sapere che o accetti il suo regalo, accettando, di fatto, anche il suo regno e la sua sovranità… oppure ti opponi a lui… prendendo ciò che ne verrà dopo…>>, parafrasò Napoleone fissando la nuca di Jo, che gli dava le spalle.

<<Non accetterò mai il regno di colui che ha ucciso i miei genitori e ridotto ad una schiava sessuale la mia amata sorella!>>, ruggì Jo voltandosi a guardare Napoleone con i pugni stretti lungo i fianchi.

<<Allora devi mandare indietro la ragazza…>>, concluse Napoleone sollevando le spalle con noncuranza.

<<Che ne sarà di lei?>>, chiese Jo a mezza bocca, ben sapendo che non avrebbe mai potuto tenerla con lui come concubina…

<<Non lo so… >>, rispose Napoleone mestamente, <<ma nulla di buono, credo…>>

 

La ragazza si chiamava Aisha, era una delle giovani del villaggio rapite di cui luca aveva parlato con Jo. Fu assistita, rifocillata e accudita dalle ancelle messele a disposizione da Napoleone. Le fecero il bagno, la cambiarono e la misero a riposare in una delle stanze del palazzo. Durante tutta la notte e metà del giorno dopo Aisha non volle separarsi da Luis e non appena il giovane attendente provava ad allontanarsi lei diventava irrequieta e cominciava a piangere. Perciò lui le rimase tutto il tempo accanto, tranquillizzandola e parlando con lei. In questo modo, però, non ebbe modo di comunicare con Jo, né con Napoleone.

I quali erano, di conseguenza, molto inquieti.

A Jo fu preparata per la notte la camera che era stata dei suoi genitori, ma lui si rifiutò categoricamente di utilizzarla. Si limitò a sdraiarsi su un sofà ai piedi dello scalone centrale, costringendo le sue guardie personali, che lo piantonavano di continuo su ordine di Napoleone, ad arrangiarsi anche loro nelle immediate vicinanze dell’ingresso.

Ovviamente la sua notte fu agitata e complicata, continuava a girarsi e rigirarsi sul divano in preda ai pensieri più cupi. Le immagini di quella estenuante giornata si rincorrevano e si accavallavano rendendo il suo riposo nervoso e rumoroso. Spesso si svegliava di soprassalto, quasi gridando e cominciava a passeggiare avanti e indietro per l’ingresso per calmarsi, per poi tornare al sofà tentando di recuperare il sonno. Nell’unico momento in cui riuscì davvero ad appisolarsi fece un sogno confuso. Sognò di nuovo la bambina dagli occhi verdi, colei che aveva accompagnato i suoi sogni da uomo in tutti gli anni in cui aveva dimenticato di essere un mutaforma. Però questa volta il sogno non fu né spaventoso né adrenalinico come era successo negli ultimi mesi ma, allo stesso tempo non fu nemmeno lo stesso che faceva da ragazzo. Era come se qualcosa fosse cambiato. La piccola Amahl gli appariva diversa. O forse, in realtà, non si era mai reso conto che quella bambina non era mai stata la sua amata sorella. E allora di chi si trattava? Si domandò un attimo dopo essersi svegliato di colpo.

Ancora più lunga e nervosa fu la nottata delle guardie attorno a Jo che, nonostante mal digerissero sia lui che il suo ruolo, erano costrette a stare allerta ad ogni minimo rumore e a fornirgli supporto e assistenza. Il sonno inqueto di Jo non gli rese il compito né facile, né sereno ed il giorno dopo le loro facce funeree erano lo specchio del nervosismo generale.

Jo chiese di parlare con la giovane Aisha fin dalle prime luci dell’alba ma Luis continuava a fargli sapere che non era in grado di esprimersi e che avrebbe dovuto aspettare.

<<Accidenti!>>, continuava a sbraitare ogni volta che riceveva una risposta negativa da Luis. Percorse più volte, avanti e indietro, la stanza dal tavolo ovale, muovendosi nervosamente come un leone in gabbia.

Napoleone lo osservava in silenzio, seguendone i movimenti convulsi e ricordando inconsapevolmente a Jo i tempi in cui il suo amico, in forma di gatto, lo osservava nello stesso modo, mentre lui, ripassando ad alta voce le sue arringhe, andava avanti e indietro per l’ufficio dello studio legale in cui lavorava.

Soltanto verso mezzogiorno Luis si presentò nella stanza consiliare. Attaccata al suo braccio c’era la giovane e spaventatissima Aisha.

<<Finalmente!>>, tuonò Jo a quella vista, provocando quasi una fuga della giovane atterrita. Luis la afferrò per una mano prima che corresse via dalla porta e lanciò a Jo uno sguardo di rimprovero.

Napoleone rimase in disparte ad osservare la scena, così come le guardie che guardavano diffidenti e scettiche verso Jo, di cui, fino a quel momento, avevano conosciuto solo l’irascibilità e il nervosismo. Dubitavano della sua capacità di assumere il ruolo di leader, compito che, fra l’altro, Jo non aveva nessuna voglia né fretta di adempiere come aveva chiaramente e più volte manifestato.

Sorretta e tranquillizzata da Luis la giovane Aisha prese finalmente posto in una delle sedie del tavolo ovale.

<<Aisha vorrebbe terminare il discorso di ieri, signore>>, spiegò Luis con voce calma, avvertendo Jo con un cenno di tacere ed ascoltare.

<<Ti ascoltiamo, ragazza!>>, intervenne Napoleone affiancandosi a Jo e costringendolo a sedersi accanto a lui di fronte alla giovane. La ragazza provò a sollevar lo sguardo per fissare Jo negli occhi ma lo distolse subito innervosita.

<<Forza, Aisha! Puoi fidarti, nessuno qui ti farà del male!>>, la rassicurò Luis, ancora una volta. Jo sollevò gli occhi al cielo spazientito, ma non aprì bocca.

Dopo qualche attimo di silenzio lei cominciò a raccontare.

<<Eravamo al villaggio. Era notte e dormivamo tutti… ad un certo momento siamo stati svegliati da suoni strani, sembravano versi di animali… mi sono alzata dal mio letto per andare alla finestra a vedere ma nella piazza del villaggio non ho scorto nulla, così sono tornata verso il mio letto e…>>, la giovane lanciò un altro sguardo a Jo prima di continuare, <<… non ricordo più nulla. Almeno fin quando non mi sono trovata in una cella con altre tre ragazze del mio villaggio. Eravamo tutte spaventate e nessuna di noi ricordava come fossimo arrivate là… e poi…>>. Aisha si fermò, le lacrime sopraggiunsero copiose ad interrompere il suo racconto. I suoi occhi neri erano terrorizzati.

Luis si voltò verso Jo, temendo uno scoppio d’ira ma lui era silenzioso e impassibile. Incredibilmente si allungò sul tavolo per posare una mano su quelle inerti e abbandonate della giovane. Lei rimase così sorpresa da quel gesto gentile ed inatteso che smise di singhiozzare e sollevò lo sguardo.

<<Ti hanno fatto del male?>>, le domandò dolcemente Jo.

<<Non… non proprio… signore, non a me perché io… sono malata>>, spiegò lentamente senza più piangere, <<siamo state tutte prese di forza e visitate da un medico… è stato molto brutale, ha strappato senza riguardo i miei vestiti e a forza di spintoni mi ha buttata su un tavolo e mi ha visitata… intimamente… è stato molto violento e mi ha fatto male ma questa visita mi ha salvata da… dalle violenze che hanno subito le mie compagne.>>

<<In che senso ti ha salvata?>>, domandò Jo confuso. <<Che vuol dire che sei malata?>>

<<Io non posso generare figli, signore. Perciò non sono stata… usata>>, terminò debolmente, <<ma ho sentito le mie compagne gridare dalla prigione in cui sono stata rinchiusa dopo la visita…>>, bisbigliò tremando da capo a piedi, <<è stato terribile sentirle gridare… non dimenticherò mai le loro urla…>>

<<Chi?>>, ringhiò Jo stringendole la mano.

<<Aro, signore! Lui ha abusato di loro… ma ha mandato me da voi perché sono “merce avariata”>>, spiegò la giovane con un tono più compiaciuto che dispiaciuto per essere stata considerata non idonea all’uso, <<era presente alle visite del medico e dopo che il dottore gli ha detto che io non posso generare figli si è messo a ridere, dicendo che mi avrebbe mandata al suo “adorato cognato”>>

<<E poi ti ha ordinato di venire qui?>>, intervenne Napoleone che fino a quel momento aveva taciuto.

Aisha scosse il capo. <<È venuta una donna a trovarmi in prigione, una donna bellissima, scura ma con gli occhi verdi>>, aggiunse provocando uno scambio di sguardi tra Jo e Napoleone, <<mi ha vista e poi è stata raggiunta da Aro ed è stata lei a suggerire che poteva mandarmi da lei, signore. Aro non sembrava contento, ha detto di averlo affermato solo per scherzo ma che non diceva sul serio. Ma dopo che lei gli ha bisbigliato qualcosa all’orecchio lui mi ha ingiunto di venire qui e di diventare la sua concubina, in caso contrario…>>

<<In caso contrario?>>, la sollecitò Jo con una leggera pressione delle mani.

<<In caso contrario lo considererà una dichiarazione di guerra. Ed io verrò lasciata alle sue guardie per divertirsi… visto che non sono utile alla procreazione…>>, concluse Aisha in un bisbiglio.
 


 
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