Giorno d’estate

L’arsura della stufa celeste, prodigiosa, vivificatrice, la stella madre di noi bachi irrilevanti, arroventava l’aria fin dalle prime ore del mattino. I miei occhi erano concentrati a leggere un libro soporifero, poggiato sul tavolino di un color verde bosco, lo stesso che splende ancora nella sua grazia di ferro qui nel giardino delle mimose. L’autore…

Il rudere

Rahal Maut, 1970. “Dove vuoi essere seppellito?!” “Boh…” risposi. Poi fantasticai e le chiesi di mettermi in un’urna, magari accanto al salvadanaio di terracotta vicino alle pipe. “Allora ti faccio cremare.” Io risposi di no, e lei: “amore, ma non ti fa male!”. Dopo qualche giorno mi ritrovai lontano dal salone delle pipe. La stanza…

Il ringhio

Fuori calava una nebbia mesta e fitta che impediva di scorgere il cielo e ogni altra cosa. La pioggia cadeva intermittente, lenta, come se avesse vergogna di essere più forte. La mia dimora era circondata da terreni sconfinati e inaccessibili, per cui non si sentivano che rumori di cascate, uccelli e altri animali; percepivo anche…

La Buca della fata

Una città antica, quasi scomparsa, forse ancora viva nelle sue rovine, è una suggestione che trasporta in un’epoca che non ha delimitazioni fittizie, non è confinata in un perimetro che noi chiamiamo tempo. Il trekking a Noto antica era stato organizzato da un’amica, che per l’evento aveva scelto la miglior guida possibile, Nero D’Avalos. Il…

Un giorno effimero

Si è vero, è incontestabile, ho due bellissimi occhi verdi, meravigliosi, di una rarità non comune. Le mie iridi abbaglierebbero il mare.Sono sempre stata una ragazza graziosa, elegante, una rosa, e ora da donna lo sono ancora di più, il volgo se ne accorge anche dalla mia voce sensuale, voluttuosa, che scava nella voragine più…

Il tunnel

L’anima è il corpo che si dissolve in un demone, che vola via senza scopi o soste. Fatta questa premessa, mentre attraversavo una vasta pianura a bordo di un pullman, potevo sicuramente congetturare che la mia anima fosse stanca, anzi lo era quell’ammasso di cellule che stavo conducendo da qualche parte oltre la frontiera. L’autobus…

Il lampo (sesta parte)

Il lampo (parte sesta)   Il dentista, di nome Alfred vestiva con un camicie logoro da barbiere, proprio perché faceva anche il barbiere, a tempo perso ovviamente. Lo studio era al piano terra di una via abbastanza trafficata, di un edificio a due livelli, quello superiore abitato dai genitori, ormai anziani da chissà quanto tempo;…