Scienza e Survival

IN UN MESE SI SQUAGLIEREBBERO DA SOLI…

di Nicola FURIA


Ma dove correte? Ma dove vi avventurate? Perché continuate a vagabondare in strade infestate di morti viventi? Perché li affrontate cercando disperatamente di decimarli?
Calma!… non vi agitate inutilmente. Trovatevi un posto tranquillo, procuratevi cibo e bevande e rilassatevi…tanto nel giro di un mese è finito tutto.
Eh già. Se i risorti soggiacessero ai normali fenomeni tanatologici, non dovremmo fronteggiare alcun olocausto per la razza umana. A fermare gli zombie basterebbero i normali processi di decomposizione che regolano il disfacimento naturale del corpo umano post mortem.


Solo nelle prime 36 ore sarebbe veramente pericoloso imbattersi in un morto rianimatosi. Successivamente inizierebbero i fenomeni “trasformativi” che causerebbero la lenta, ma inesorabile, putrefazione del corpo, sino a giungere alla sua colliquazione… In sostanza lo zombie si scioglierebbe sotto i nostri occhi e non rappresenterebbe più un pericolo immediato.
Quel “furbastro” di Romero ne è consapevole. Infatti nei suoi film ci mostra sempre i famelici aggressori non morti in uno stato iniziale di decomposizione. Le membra degli zombie cinematografici dalla “Notte dei morti viventi” sino alla “Terra dei morti viventi” non paiono aver subito evidenti trasformazioni.

Solo nella filmografia italiana (Lucio Fulci docet) i cadaveri ambulanti si mostrano in stato di disfacimento corporeo, infestati da varie specie di insetti necrofagi ed in avanzato stato di decomposizione.

In The Walking Dead gli sceneggiatori hanno le idee confuse. I nostri sopravvissuti, infatti, si imbattono indistintamente sia in defunti integri ed aitanti, sia in soggetti notevolmente putrefatti (vi ricordate lo zombie nel pozzo che si sfalda a metà nel mentre tentano di issarlo?).

E allora è necessario porsi una domanda di vitale importanza: nei morti viventi la decomposizione segue le regole generali o, per qualche imprecisato e misterioso motivo, si blocca?

Dalla risposta a questa domanda ne deriva la nostra sopravvivenza o la nostra definitiva disfatta.

Cosa accade normalmente in un corpo umano nel momento in cui si interrompono le sue funzioni vitali?

E’ presto detto.

Il primo fenomeno trasformativo è rappresentato dal “RAFFREDDAMENTO”. Le combustioni organiche mantengono un corpo vivo ad una temperatura che va dai 36 ai 37 gradi. Dopo 2 ore dalla morte, l’assenza delle combustioni interne fa iniziare il raffeddamento. Il nostro corpo inizia a perdere un grado ogni ora, sino a raggiungere la temperatura ambiente.

Successivamente si avvia la “DISIDRATAZIONE”.

In un organismo vivente la continua evaporazione dei liquidi viene compensata dall’assunzione di bevande. Il cadavere, non bevendo, inizia a disidratarsi, perdendo peso. La disidratazione inizia nei bulbi oculari (ecco perché gli zombi hanno gli occhi lattiginosi) e nelle zone di sfregamento delle pieghe della pelle, dove si formano della macchie giallastre e la pelle si incartapecorisce.

 Contemporaneamente si manifesta l’”IRRIGIDIMENTO MUSCOLARE”. L’irrigidimento parte dalla mandibola (ecco perché ai cadaveri, nelle prime ore, il volto viene fasciato con un nodo sotto la gola per tenergli serrate le mascelle. Se non si usasse questa accortezza il defunto rimarrebbe bloccato con la bocca aperta). Dalla mandibola l’irrigidimento si sposta alla nuca, al torace, alle braccia ed infine alle gambe. Dopo 12 ore il corpo è completamente paralizzato…è come un blocco di ghiaccio. Devono passare altre 24 ore prima che l’irrigidimento inizi a risolversi naturalmente.
Nelle prime 24 ore dalla morte il corpo seppur disidratato, freddo ed irrigidito continua a mantenere la sua integrità. Ma nei giorni successivi il manifestarsi dei fenomeni putrefattivi lo trasformano, minandone la sua compattezza e portandolo lentamente a disfarsi.

Entro 4 o 5 giorni compare lo STATO COLORATIVO. Una macchia verde si forma prima sull’addome per poi estendersi in tutte le parti molli. In breve tutto il corpo diventa nerastro. Per cui, nella nostra apocalisse zombie, dovremmo fronteggiare orde di cadaveri che, a prima vista, parrebbero tutti…nigeriani!
Entro 15 giorni si passa allo STATO GASSOSO. L’intestino si gonfia, la lingua esce fuori dal palato e gli occhi strabuzzano dalle orbite. Vaste bolle compaiono in tutta la superficie cutanea. I nostri zombie, quindi, si presenterebbero come una massa di obesi!
Dopo un mese si avvia lo STATO COLLIQUATIVO. E qui si scrive la parola “fine” per i nostri pericolosi nemici. Cadono le unghie, i capelli ed i peli. Tutte le parti molli di decompongono e…le articolazioni si aprono. Ai nostri amati morti viventi cadrebbero le braccia a terra e le gambe non li reggerebbero più!

L’ultimo fenomeno putrefattivo è dato dalla SCHELETRIZZAZIONE. Tale fenomeno definitivo subentra normalmente entro 2 anni (il periodo aumenta nei corpi sepolti…ma non è il nostro caso).
A volte, quando il cadavere è soggetto ad una forte ventilazione o si trova in un’ambiente in cui l’aria è secca, al posto della scheletrizzazione potrebbe manifestarsi la MUMMIFICAZIONE. Ma un cadavere mummificato rimane comunque fragilissimo ed incapace di sorreggere il suo peso.

Tale allegra esposizione ci fa intendere che se i fenomeni tanatologici seguissero il loro corso, gli zombie sarebbero una minaccia relativa, destinata ad estinguersi in breve tempo.
Ma è questo quello che accade nella paventata apocalisse?
In realtà, seguendo la dottrina Romeriana, pare che nei cadaveri rianimatisi la decomposizione si blocchi alla “disidratazione” ed all’”irrigidimento”.
I corpi degli zombie compiano con la pelle incartapecorita, giallastra, con il volto scavato (a causa della perdita di peso) e con gli arti semiparalizzati (come si evince dalle difficoltà di deambulazione).
Se così fosse, non avremmo scampo! Se non subentrassero i successivi fenomeni trasformativi, dovremmo inevitabilmente concludere con il seguente assunto: gli zombie sono immortali!
Per fortuna gli zombie made in Italy, invece, si presentano solitamente in uno stato “colliquativo” avanzato (se ne cadono a pezzi ed i vermi se li mangiano), pur continuando strenuamente a camminare.
Lo zombie cinematografico più assurdo è quello di “Warm Bodies” (film tratto dal libro di Isaac Marion). Non mi riferisco al morto vivente “R” capace di pensare ed anche di parlare (orrore per i puristi!), ma mi riferisco agli zombie “anziani”, quelli che detengono il potere (gli “ossuti”). Ebbene tali cadaveri si presentano scheletrizzati, ma, pur essendo un mucchio di ossa tenute insieme non si sa da cosa, sono capaci di camminare, di correre e finanche di saltare, mostrando un’agilità incredibile.

C’è da dire che quando si analizza scientificamente il fenomeno zombie, le incongruenze sono tali e tante che c’è da perderci la testa.

Per esempio, avete notato che quando uno zombie viene attinto da un colpo di arma da fuoco, o viene ferito con un’arma da taglio o con un corpo contundente, esplodono schizzi di sangue lì dove si origina la ferita?

Ma questo è (sarebbe) impossibile. Stravolgerebbe il principio di gravità! In quelle vene, infatti, in assenza di impulso cardiaco non dovrebbe scorrere più una goccia di sangue.
Tutto il liquido ematico presente nel corpo si sarebbe dovuto coagulare e si sarebbe dovuto depositare (proprio per gravità) negli arti inferiori, dove sarebbero dovute comparire le cosìdette macchie ipostatiche.
Insomma… le leggi della natura paiono stravolte da questo fenomeno assurdo di cui non si conosce l’origine e la fine (semmai una fine ci sarà).
Il caos dilaga nel nostro pianeta mostrandoci fenomeni sconosciuti ed incomprensibili.
Tutto ciò è terribilmente sconvolgente ed incredibilmente…affascinante!

 

 

Nicola FURIA


 

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