FANS

di Giò Delvo


La camera è buia, a malapena riesco ad intravedere la sagoma di Manuela in piedi accanto al letto, sembra fissarmi. Senza dire una parola sale sul letto e si mette a cavalcioni sopra di me, mi alza la maglietta, capisco le sue intenzioni e l’aiuto a spogliarmi.

Ho aspettato questo momento da tanto tempo. La voglio, la desidero con tutta me stessa.

Passano pochi minuti che Manuela si china e mi sussurra qualcosa all’orecchio.

Dice che mi ama e mi chiede di perdonarla, con la mente sopraffatta da altri emozioni non comprendo il senso delle sue parole.

Sbiascico qualche parola chiedendole cosa intende dire, ma non faccio in tempo a finire la frase che sento le sue morbide labbra appoggiarsi sul mio ventre nudo e le sue mani lungo i fianchi, un brivido mi pervade per tutto il corpo, un misto di piacere e tremito causato dalle sue mani e labbra fredde come il ghiaccio, ma ugualmente riesce a farmi andare in visibilio. Ad un tratto sento un dolore straziante provenire dallo stomaco. Dove prima erano concentrati i suoi dolci baci, ora ci ha affondato i denti squarciando e divorandomi le carni, i gemiti di piacere sono diventati grida straziate di dolore; mi porto le mani al ventre per chiudere qualcosa che ora non c’è più, le viscere fuoriescono dallo squarcio dello stomaco. Guardo Manuela con fare interrogativo come per chiederle: “Perchè mi hai fatto questo?”, ma quella che ora se ne sta a cavalcioni sopra di me non è la ragazza che conoscevo, è un mostro cannibale che ha ancora in bocca le mie viscere sanguinanti e sta per completare la sua cena, di cui io sono la portata principale.

Mi sveglio tutta bagnata, immersa nel sudore causato forse dalla notte agitata di un brutto sogno. L’istinto mi porta a palparmi il ventre, tiro un sospiro di sollievo notando che è tutto a posto.

Sono ancora viva.

La mia ragazza è di fianco a me girata di spalle che dorme tranquilla, lo capisco dal respiro regolare.

L’abbraccio e m’avvicino per darle un bacio, in quel preciso momento si volta, nell’oscurità della camera vedo il bianco dei suoi occhi e la sua bocca spalancata che emette versi simili a grugniti.

Questa volta non sto sognando, è davvero la fine, o forse no?

Giò Delvo


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