Scienza e Survival

di Igor Zanchelli


La neurogenesi è un processo che permette di generare delle cellule del cervello mediante l’utilizzo di cellule staminali. In sostanza gli studi sulla neurogenesi vogliono trovare soluzioni a malattie che hanno come comune denominatore la lenta ed inesorabile distruzione di parti del cervello.

Utilizzando le staminali, impiantandole nelle zone dove la morte delle altre cellule produce ingenti danni all’encefalo, queste sviluppandosi creano nuovi tessuti cerebrali che vanno a sostituire quelli irreparabilmente persi. Certo questi studi sono decisamente nella fase iniziale, ma è innegabile che grandi passi sono stati fatti in tal senso e ormai tutti gli scienziati affermano che in un prossimo futuro alcune malattie che colpiscono il cervello, mediante l’utilizzo di queste tecniche, verranno definitivamente sconfitte.

Tutto questo è bellissimo, e mi riempie di gioia, ma siccome a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, mi chiedo a quali altri sviluppi può portare questa scoperta?

Facendo qualche ricerca ho scoperto che già nel 2005 e precisamente il 22 aprile il The Washington Post pubblicava una notizia a dir poco sorprendente.

Una equipe di ricercatori del Safar Center for Resuscitation Research della Facoltà di Medicina di Pittsburgh hanno dichiarato, di aver trovato un metodo per resuscitare alcuni cani morti da tre ore.

Un membro del FAFAR ha brevemente descritto l’esperimento al Pittsburgh Tribune Review.…I cani sono stati mandati in ipotermia sostituendo il loro sangue con una soluzione salina a bassa temperatura (circa 7°C), contenente piccole quantità di glucosio e ossigeno per preservare danni cerebrali. Si è così ottenuto uno stato di animazione sospesa, tecnicamente è stata raggiunta la morte clinica (arresto cardiaco e respiratorio, attività cerebrale zero). Dopo tre ore, gli animali sono stati riportati in vita rimettendo in circolazione il sangue loro drenato e ossigeno. Il cuore ha ripreso a battere dopo l’applicazione di una scarica elettrica …”.

È bene ricordare anche che il Safar Center for Resuscitation Research è un’istituzione da sempre all’avanguardia in questo tipo di ricerche, e deve il suo nome a uno dei pionieri nel settore: il dottor Peter J. Safar, già inventore della Rianimazione cardiopolmonare e cerebrale nonché collaboratore dell’esercito statunitense (e qui la cosa dovrebbe far rizzare le orecchie).

Studi approfonditi, e ormai accreditati a livello scientifico, hanno dimostrato che un processo di rianimazione può comportare un effetto collaterale di non poco conto. Con la morte della corteccia, la parte più esterna del cervello che è quella zona encefalica che ci rende umani, rimane solo un paziente in uno stato di incoscienza con operativa e funzionale solo la parte del cervello primordiale, lasciando intatte solo le basilari funzioni motorie e gli istinti primitivi.

Ora cosa succederebbe se applicassimo le tecniche di neurogenesi e agli studi del SAFAR su un uomo?

Avremmo un essere in stato di premorte con danneggiata la corteccia esterna e riportato in vita, avente funzionale solo la parte del cervello primitivo.

E se le cellule staminali dovessero amplificare e rigenerare completamente, rafforzandola, esclusivamente la parte più interna dell’encefalo?

Allora saremmo alle prese con una vero e proprio zombie.

L’unica consolazione che avremmo e il fatto che questi novelli zombie possono essere fermati anche se colpiti in altre zone vitali che non siano esclusivamente la testa.

 

 

 

Igor Zanchelli


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