Racconti

di Alessandro Undici


 

Italia – Mare Adriatico

Piattaforma PORTO CORSINI MWC

Longitudine: 12,372787

Latitudine: 44,508964

Distanza dalla costa: 8 km

Progetto: Recupero unità ex produttive

 


 

Amici della notte, per due giorni non siamo riusciti a stabilire una connessione con voi, non so neanche se in questo momento riuscite ad ascoltarmi. Io provo a trasmettere, mi piace pensare che la mia voce giunga dritta a voi e che ci sia ancora qualcuno dall’altra parte del microfono, qualcuno che lotta, qualcuno che resiste, qualcuno che sta bene. Magari chissà c’è ancora qualcuno che riesce a sorridere. Dal canto mio devo rivelarvi con grande rammarico una notizia che non fa piacere né a me né a voi. Questa sarà la mia ultima puntata. Non piangete, non vi disperate, la vita continua, la mia non penso. Ve lo dico nella maniera più schietta e diretta possibile, sono infetto, mi hanno morso. Proprio così ragazzi, la piattaforma non è più un posto sicuro, l’epidemia ha colpito anche noi, non siamo riusciti a fermare la minaccia, sono spacciato.

E’ stata una bella esperienza e non rimpiango nulla, se non il non aver vissuto a pieno la mia vita. Sono arrivato al capolinea e finché le forze me lo consentiranno resterò on air per voi e con voi.

Ho deciso dunque di proseguire la trasmissione come ho sempre fatto, per rispetto dei miei ascoltatori, tutto questo mi aiuterà a non pensare e a tenere occupata la mia mente, almeno per un po’, non ne facciamo una tragedia, guardiamo il lato positivo, un rompipalle in meno su questa terra.

Un paio di giorni fa mi è arrivata via mail una richiesta, da parte di un nostro assiduo ascoltatore, nonché un amico, si tratta di Andrea Demetrio, che saluto, ti accontento con piacere, questa è per te Andrea, spero che almeno tu stia bene!


 

The great Pandemonium – Kamelot

 


 

Eccoci tornati in diretta, dunque abbiamo recuperato l’audio dell’ultimo comunicato ufficiale proveniente dal ministero. Quelle che ascolteremo sono le parole del ministro dell’interno: Luca Pennati. Espressosi alla luce degli ultimi avvenimenti sulla nostra penisola, ascoltiamolo insieme:

“Intendo portare a conoscenza di tutte le cittadine e i cittadini sopravvissuti degli esiti del Comitato d’Emergenza del Ministero degli Interni di concerto con l’Unità di Crisi della Farnesina che presiedo.  Dichiaro perciò che la diffusione in forma epidemica nel continente africano del cosiddetto “Virus Z” ha assunto rilevanza mondiale ed è giunta anche nel nostro paese.
In conformità al Regolamento Sanitario Internazionale sono state decise le linee guida per la gestione dell’emergenza anche in ottemperanza della Risoluzione ONU che ha definito la malattia:“una minaccia per la sopravvivenza della specie umana”.
Purtroppo la diffusione del contagio ha preso il sopravvento rispetto ai tentativi di contenimento messi in atto. Tuttavia esorto nuovamente la popolazione ad evitare di prestare il fianco al facile terrorismo psicologico che alcuni media voglio far passare. Nel caso in cui veniate in contatto con un infetto, chiamate il numero verde 111.666 ed esponente i fatti che vi sono accaduti, una squadra di pronto intervento sarà in grado di aiutarvi tempestivamente.
Quindi vi voglio tranquillizzare. La situazione è tutt’ora sotto controllo dal punto di vista della messa in sicurezza dei sopravvissuti. Il problema esiste ma le Istituzioni se ne stanno occupando senza tralasciare nessun aspetto della questione.
Si raccomanda pertanto alla popolazione di non uscire di casa. Fate scorte d’acqua e di alimenti in scatola. A breve verrà diramato un comunicato con un calendario di evacuazione verso i posti sicuri identificati dalla Protezione civile. Rimanete quindi sintonizzati sulle frequenze nazionali d’emergenza e attendete gli aiuti. State vicino ai vostri cari.”

 

Parole forti quelle del Ministro, che non nascondono la preoccupazione, lo si percepisce anche dal suo tono di voce. Amici mi accodo al suo appello e vi invito a restare in casa. Non uscite se non strettamente necessario, non fate gli eroi, non sottovalutate il pericolo. Il rischio di contagio è altissimo, ve lo dice chi purtroppo ha provato sulla propria pelle la ferocia di questi esseri. Dunque voi che potete, state attenti e prendete tutte le precauzioni del caso. Sto provando da giorni a mettermi in contatto con la mia famiglia, l’esito è sempre negativo. Da stamattina i loro cellulari non squillano neanche più. Ho lasciato dei messaggi in segreteria e volevo approfittare della diretta per lasciare loro un ultimo messaggio.

Vi voglio bene famiglia, perdonatemi se non sono stato un esempio da seguire. Avrei dovuto passare più tempo con voi, me ne sto rendendo conto solo ora che è troppo tardi, ovunque voi siate sappiate che vi voglio bene, non ve l’ho mai detto né dimostrato abbastanza e me ne pento. Siete e resterete sempre e per sempre nel mio cuore, con affetto Ale.


 

Fragile – Sting

 


 

Eccoci di nuovo in onda. Ho voglia di raccontarvi quello che è successo qui. Da dove comincio, ah si, dunque, vi ricordate del ragazzo che subito prima di raggiungerci a bordo era scampato all’aggressione da parte di uno degli infetti? Beh abbiamo scoperto che la malattia si trasmette anche attraverso i graffi. Ha avuto tutto inizio due giorni fa, subito dopo la diretta. Il ragazzo, che si chiama, o meglio si chiamava, Roberto, si è trasformato in uno di quei cosi. Quando tutto è iniziato io ero fuori, comodamente seduto su una sdraio, a sorseggiare del buon vino e fumare sigarette in compagnia di altri tre membri dello staff. Abbiamo sentito delle urla, provenire dall’interno. All’inizio non ci siamo preoccupati per niente, sapete il casino è di casa qui, poi abbiamo visto un’ombra nel buio. Era lui, Roberto, avanzava nella nostra direzione, manteneva un’andatura lenta, sbandava e a malapena si reggeva in piedi. Ricordo di avergli chiesto come mai stessero gridando, non ricevetti risposta. Pensammo fosse tutto uno scherzo e così gli abbiamo lanciato contro un pallone. Lui lo ha afferrato e lo ha morso, forandolo. In quel momento Franco, lo chef di bordo nonché proprietario della palla, imbufalito gli si è avvicinato per chiedere spiegazioni. Arrivato a pochi passi dal ragazzo ha capito che c’era in lui qualcosa non andava e lo ha colpito con un calcio facendolo indietreggiare. Si è subito girato verso di noi e ci ha ordinato di scappare.

Stupidamente ho scagliato il mio calice di vino addosso a Roberto, pensando di rallentarne l’avanzata, ma niente, il vetro conficcatosi nella sua faccia non gli procurò il minimo dolore.

Così, ingenuamente anziché scappare mi sono avvicinato a lui, dovevo fare qualcosa, scappare non è mai stato nel mio stile. Roberto mi si avventò contro, facendomi inciampare all’indietro sulla sdraio. Persi l’equilibrio cadendo rovinosamente all’indietro e urtando la testa al pavimento, vidi le stelle per qualche secondo. Fortunatamente ripresi subito conoscenza, Roberto o quel che ne restava era pronto ad addentarmi la gamba. Mentre ero ancora disteso per terra riuscii ad afferrare una sedia e a colpirlo al volto. Mi rialzai e finii ciò che avevo cominciato. Avevo appena fatto fuori il mio primo zombie! Ma non c’era proprio un cazzo di niente da festeggiare, l’incubo era appena iniziato. Tutti e tre ci rifugiammo all’interno del locale dispensa, che si trovava in una zona abbastanza isolata della piattaforma, non molto distante dalla nostra posizione. Passammo la notte lì, sapevamo che forse quello era l’unico posto sicuro di tutta la piattaforma. Inorriditi e spaventati da quello che era appena successo, dormimmo poco, pochissimo.

Ok facciamo una pausa, mando un pezzo, non vorrei annoiarvi con il mio racconto, riprenderemo dopo.


 

Home – Micheal Bublè

 


 

Dunque dove eravamo rimasti? Ah si a ieri mattina, mi sono svegliato per primo, erano più o meno le sette, avevo bisogno di fare i miei bisogni, quindi decisi di uscire. Sentii delle urla, provenire ancora dall’interno della piattaforma e sapevo di dover fare qualcosa. Armato di accetta allora cercai di raggiungere il punto dal quale provenivano quelle grida strazianti. Arrivai nel lungo corridoio che porta alle cabine e lì scorsi un ragazzo, mi pareva un altro dei vincitori del concorso, presumibilmente il compagno di stanza di Roberto. Anche lui di umano oramai aveva ben poco… si era trasformato. Era completamente sporco di sangue ed emetteva degli strani versi, incomprensibili. Stava cercando di sfondare con i pugni la porta di una cabina, dal suo interno riuscivo ancora ad udire le grida disperate di aiuto. Mi avvicinai di soppiatto alle sue spalle, feci un bel respiro profondo e lo colpii alla testa, l’accetta si conficcò nel cranio del ragazzo. Feci molta, moltissima fatica ad estrarla ma ci riuscii e proprio quando venne via, del sangue zampillò fuori dalla testa del malcapitato, imbrattando la parete del corridoio, mi trattenni dal vomitare. Bussai alla porta e cercai di tranquillizzare la ragazza, le dissi che la situazione era sotto controllo e che poteva uscire. La porta si aprì e la vidi, era proprio Claudia, la ragazza di cui mi ero invaghito. Era bellissima, nonostante fosse pallida e sotto choc per me restava ancora la ragazza più bella che avessi mai visto. Mi abbracciò piangendo. Provai qualcosa, erano ancora emozioni “umane”. Presi coraggio e le dissi che era la donna più bella che avessi mai visto e che da quel momento in poi mi sarei preso cura io di lei. Mi baciò ma durò poco, pochissimo. Sentii dei passi provenire dal lungo corridoio, non eravamo soli e se fossimo rimasti lì avremmo fatto la fine dei topi in trappola. Dovevamo scappare e in fretta, raggiungemmo, non senza qualche difficoltà anche noi il locale dispensa. Nel frattempo anche Franco e Roberto si erano svegliati, eravamo in quattro e non sapevamo che fine avessero fatto tutti gli altri, eravamo in totale una ventina a bordo della piattaforma, ma degli altri nessuna traccia. Stavamo vivendo un incubo, una situazione surreale, non sapevamo di chi fidarci, come comportarci, né cosa fare. Dopo aver rinfrancato Claudia, io Franco e Roberto decidemmo così di provare a cercare nelle altre cabine, raggiungemmo nuovamente il corridoio e bussammo, senza fare troppo rumore a tutte le porte, nessuna voce familiare ci rispose. Anzi, arrivati davanti all’ultima porta notammo che era socchiusa e al suo interno c’era il tecnico audio, Marco, era immobile al centro della stanza, aveva un respiro affannoso e stava fissando il soffitto, abbiamo capito subito che era diventato uno di loro, ma non ce la siamo sentita di ucciderlo, lo abbiamo chiuso a chiave all’interno della cabina. Dovevamo in un modo o nell’altro, far sapere agli altri che noi eravamo ancora vivi, così siamo andati nell’ufficio e abbiamo usato il microfono per le comunicazioni al personale, che grazie agli altoparlanti raggiungeva tutti i punti della piattaforma. Abbiamo dato appuntamento a tutti all’interno del locale dispensa, fornendo anche le indicazioni per raggiungerlo. Sapevamo che solo gli esseri umani avrebbero recepito il messaggio.

Siamo così tornati al locale e con nostro grande stupore ci siamo accorti che qualcun altro ce l’aveva fatta. Si trattava di altre due ragazze vincitrici del concorso e del nostro regista Fabio, avevano passato la notte nel locale adibito a deposito. Eravamo dunque in sette. Mancavano all’appello ancora dieci persone. Non abbiamo perso tempo, ci siamo organizzati per difenderci e contrattaccare. La prima regola che abbiamo stabilito è stata di non fare, per nessun motivo, alcun tipo di rumore. Siamo così passati alla fase operativa, abbiamo costruito delle armi rudimentali, le scope sono diventate lance, lo sparachiodi è diventato una pistola e le gambe delle sedie delle mazze appuntite. Ci siamo rifocillati e riposati a turno, istituendo dei turni di guardia, sapevamo che prima o poi ci avrebbero trovati e non dovevamo farci trovare impreparati.

E’ passato così un altro giorno, tra una discussione e l’altra, abbiamo studiato un piano operativo per riconquistare la piattaforma, lo avremmo messo in atto la mattina seguente.

Abbiamo passato un’altra notte così, chiusi, barricati all’interno, senza sapere cosa stesse succedendo all’esterno.


 

 

Calling all angels – Train

 


 

Al risveglio oggi abbiamo deciso di uscire per cercare gli altri. La speranza era di trovare qualche altro sopravvissuto e la priorità è di mettere al sicuro la piattaforma, sapevamo che se fossimo riusciti a liberarla dagli infetti sarebbe stato forse il posto più sicuro di tutta la nazione. Ho baciato Claudia e le ho promesso che sarei tornato, lei è rimasta all’interno, mentre noi uomini siamo usciti all’esplorazione. Eravamo a metà giro di perlustrazione, nella cucina, quando siamo stati attaccati, loro erano in tre, due maschi e una donna, uno era lo speaker della mattina. Purtroppo io ho avuto la peggio, nella baruffa uno di quei bastardi ha fatto colazione con la mia mano destra, ora non ho più né il mignolo né l’anulare, cazzo! Ho tamponato la ferita, versato sopra mezza bottiglia di Rhum e scolato la restante metà. Ho detto agli altri di chiudermi qui nella stanza delle dirette, ho dovuto prendere questa difficile decisione per salvaguardare l’incolumità del gruppo. Purtroppo il destino ha voluto così, proprio ora che ho finalmente un motivo, un vero motivo per andare avanti, per sorridere, per stare davvero bene, non ho più tempo a disposizione per godermelo.

Dannazione mettiamo su un po’ di musica prima che impazzisco del tutto.


 

 

7 seconds – Youssou N’Dour

 

 


Ho deciso di barricarmi qui da solo perché so che prima o poi mi trasformerò in uno di quegli esseri, ne sono consapevole, sono una minaccia per il gruppo e so benissimo che non c’è più molto da fare per me.

Dunque, manca poco ormai, non so per quanto ancora potrò resistere. Il mio braccio è diventato viola, riesco a vedere delle venature rossastre salire verso l’ascella e la spalla. Il virus si sta propagando all’interno del mio corpo, sto sudando freddo e le forze mi stanno abbandonando, devo resistere. Ho ricevuto una mail da un amico, anche lui è nelle stesse mie condizioni, anzi forse lui già non c’è più, ve la leggo:

“Alessandro ti prego leggi questa lettera alla tua radio…

Questa è la mia ultima iniezione. Mi consentirà di alleviare il dolore per il tempo necessario a buttare giù le mie ultime parole. Continuare a inibire il dolore con gli antidolorifici è inutile. Lo trovo insensato. Tanto il mio corpo continua inesorabilmente a cambiare, ora dopo ora. Sono stanco di vedere mia moglie e le bambine con i loro sguardi spaventati. Non voglio trasformarmi in uno di quei disgustosi cannibali(o zombi, come già cominciano a chiamarli) davanti a loro. Scrivo questa lettera per raccontare a tutti il mio dolore, ma soprattutto il mio rancore. Sì, il rancore delle cose che lascerò in sospeso su questa terra perché, come ogni altro uomo, credevo di avere il controllo sulla mia vita… ma il destino è beffardo. Sta lì in silenzio a vederti fare le tue cose e ride di te e un bel giorno decide che basta, il divertimento è finito, e viene a dirti in faccia “Ehi, bello, tu credi di contare qualcosa. Non sai che il gioco qui lo conduco solamente io?

Così mi sento. Uno sciocco che ripone le sue speranze non so dove e smette di vivere nell’illusione e che finalmente apre gli occhi quando è troppo tardi. Avrei potuto fare tante cose, invece ho tralasciato: tanto c’è tempo,dicevo, ma quel tempo è finito. Per questo dico: non esitate a realizzare i vostri sogni. Un bel giorno non avrete più la possibilità di farlo. Fate! Fate! Fate ciò che dovete fare! Non pensateci due volte. Quando non c’è cura, non c’è speranza. Quando non c’è speranza è esaurito il tempo. Quando vengono a mancare queste tre cose c’è solo un’alternativa. La morte. Firmato: Gianni Anselmi.”

Penso non ci sia nient’altro da aggiungere. Ciao Gianni.


 

I don’t want to miss a things – Aerosmith

 


Ragazzi sto veramente male, mi gira la testa e ho la nausea, è stato un vero piacere tenervi compagnia, mi sa tanto che è arrivata la…Uhrwh Ohrgg RuWsh Ouhrrrg.

 

 

FINE DELLE TRASMISSIONI- CI SCUSIAMO PER IL DISAGIO.

 

 

Alessandro Undici


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