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Zombie Survival Camp

Bagnara (AQ) 16-17 Maggio

 

 

Zombie Survival Camp

 

 

Per recensire questo evento ho deciso di usare la forma romanzata del Diario di Viaggio. Tuttavia, quello che troverete scritto non è in alcun modo esagerato, ma corrisponde fedelmente a quanto è accaduto. Nulla è stato esagerato o taciuto. Scelgo la forma del diario poiché altri siti e blog recensiranno sottoforma di cronaca, quanto leggerete.

Voglio però fornire alcuni chiarimenti. Quando dico che sono stati abbattuti degli zombie, intendo che per ragioni di sicurezza, si è sparato a delle sagome; infatti nel campo sono state usate armi da paint-ball e soft-air riproducenti fedelmente armi vere e in alcuni casi armi a salve. Quando dico si cacciava animali per mangiare carne, voglio significare che si simulava la sistemazione di trappole, la carne che poi si è effettivamente mangiato era stata acquistata dall’organizzazione preventivamente. Quando scrivo che si procedeva a liberare un bambino, intendo che si usava un bambolotto sempre per ragioni di sicurezza.

Inoltre, non vi è mai stato un reale contatto fisico tra zombie e sopravvissuti, per evitare incidenti; si veniva infettati quando uno zombie ti toccava, tuttavia ai sopravvissuti era vietato avere contatti fisici con i figuranti.

Fatte queste necessarie premesse iniziamo la cronaca di questo Primo Zombie Survival Camp.

Parto la sera del venerdì per questo evento che mi appresto a vivere pieno di curiosità. Carico gli zaini in macchina, preventivamente preparati con tutti l’occorrente, e sistemo sul sedile posteriore mio figlio che ronfa già da un po’ accingendomi a raggiungere Milano dove dovrò caricare un altro sventurato che arriva da Venezia, che ha deciso di percorrere mezza Italia, per vivere questa esperienza. Piove a dirotto e nel mio intimo già bestemmio, farmi tutta quella strada per inzupparmi come un pulcino non è il massimo e poi, chi l’avrebbe sentita mia moglie se il mio piccolo si fosse ammalato?

Dopo 9 ore di viaggio, con sosta per riposare, arriviamo a destinazione. Una stupenda location nel comune di Bugnara tra le valli delle montagne abruzzesi. È stupendo essere circondati dalle cime appenniniche e il panorama non lascia certo indifferenti. Alzando gli occhi si scorge il cavalcavia dell’autostrada Pescara-Roma che abbiamo poc’anzi lasciato. Almeno non siamo proprio in mezzo al nulla, penso. Sulla strada secondaria seguiamo i segnali che ci indicano dove si trova la nostra meta.

All’ingresso uomini in tenuta NBCR e maschere antigas ci intimano di fermarci. Ovviamente sono armati con fucili AK47 e M4 e pistole. Dopo il controllo delle generalità ci sottopongono al test anticontaminazione mediante scansione della retina, risultati sani ci fanno entrare nell’accampamento. Saliamo al campo base con i nostri zaini e subito ci viene incontro Fabrizio, un degli addetti alla sicurezza del campo che ci spiega le poche regole che vigono in quella landa desolata.

Il cibo bisogna procurarselo e cucinarselo.

Esistono delle zone dove ci si può muovere tranquillamente e zone dove è vietato, perché infestate dagli zombie.

Alle missioni che affronteremo dovranno partecipare tutti, bambini compresi.

Dopo averci consegnato la mappa della zona ci esorta a studiarla, in particolare quelle zone oggetto delle missioni. Successivamente ci viene mostrato dove ci accamperemo per la notte, un casolare diroccato, fortunatamente provvisto di tetto, sistemato alla meglio. Sistemo la mia roba e quella di mio figlio.

Senza perdere tempo siamo tutti invitati al briefing della prima missione. Lì vicino c’è un supermercato nel quale ci sono delle scorte di cibo. Veniamo divisi in quattro squadre. Scopo della missione andare a recuperare il del cibo che sarà il nostro pranzo. Ma la brutta notizia è che la zona è infestata. Caspita, si inizia subito senza riscaldamento!

Ci vengono consegnate le armi, splendidi fucili d’assalto, poiché è alta la probabilità di avere contatto con gli zombie. Le regole d’ingaggio sono semplici, evitare di sparare ai vaganti, il rumore delle detonazioni attirerebbero in zona molti zombie.

Ci spiegano come procedere in formazione tattica con quattro elementi e ci mostrano come usare le armi illustrandoci le regole fondamentali di sicurezza.

Eseguiamo la missione con la supervisione di Adriano, altro addetto alla sicurezza del campo, abbattendo ben sette zombie (ricordate la premessa cosa intendo per abbattere). Tuttavia, il rientro si mostra un po’ più complicato del previsto per l’arrivo nell’area di un’orda di zombie (figuranti) attratti dagli spari precedenti. Una imprevista deviazione con conseguente corsa ci porta al campo con tutto il cibo trovato. Fortunatamente tutte e quattro le squadre completano la missione e abbiamo abbastanza cibo da poter mangiare con tranquillità.

Al sicuro nel campo accendiamo il fuoco, dopo aver debitamente raccolto e tagliato la legna nel bosco, e ci apprestiamo a cucinare il bottino poc’anzi razziato.

Improvvisamente, mentre eravamo tutti impegnati in tali incombenze, udiamo colpi di arma da fuoco e ordini impartiti dalla sicurezza. L’orda che avevamo aggirato nella razzia al minimarket, stava invadendo il campo. Tra un fuggi fuggi generale, fumogeni e altre detonazioni di armi, l’attacco veniva respinto e gli zombie abbattuti. Dimenticavo di dirvi una regola fondamentale, se venivi infettato da uno zombie, la tua razione di cibo diminuiva proporzionalmente alle infezioni subite.

Dopo questa inaspettata sorpresa finalmente mangiamo. Erano solo tre ore che eravamo lì e già tutti i sensi di ognuno di noi, erano all’erta a captare qualsiasi rumore o gli ordini impartiti. Insomma coinvolti totalmente fin da subito.

Nel pomeriggio, un altro addetto alla sicurezza, Fabio ci fa una veloce lezione sulle varie armi, bianche e da fuoco, con particolare attenzione a quelle che sono più utili in una apocalisse Z.

Successivamente venivamo nuovamente divisi in gruppi ed edotti delle altre quattro missioni, che avremmo affrontato. Le missioni partivano contemporaneamente e ogni gruppo avrebbe effettuato tutte le prove.

A me tocca la ricognizione e la bonifica di una zona di bosco dove sistemeremo delle trappole per la cattura di animali (anche qui ricordate quanto scritto in premessa) e poter avere della carne che sarebbe stata la nostra cena. La zona era distante dal campo base. La bonifica consisteva nell’abbattere degli zombie presenti sul luogo; erano stai organizzati delle situazioni di tiro dinamico, tipo sagome che si muovevano o bersagli piccoli con muri e protezioni, sparare attraverso una gomma ecc. Che dire davvero fico…

Seconda missione entrare in una ex galleria ferroviaria lunga quattrocento metri, ovviamente buia, con solo le torce tattiche, per recuperare altro cibo che era presente in loco. Nel percorso, abbattiamo cinque zombie e scappiamo da altri due, per ritrovarci l’ingresso di quel tetro tunnel sbarrato da un altro zombie che viene verso di noi. Ovviamente la adrenalina è a mille e la voglia di piazzargli un bel proiettile in testa al figurante è forte; riusciamo a superare il macilento ostacolo nel buio e a tornare al campo con il nostro premio. Una bella confezione di acqua.

Terza missione del pomeriggio, entrare in una casa (una vera casa opportunamente sistemata), da soli, per liberare un bambino dagli zombie che avevano fatto irruzione nell’edificio. Ci vengono spiegate le basilari regole per l’approccio e la bonifica di uno stabile e si parte.

La prova prevedeva l’abbattimento di alcuni zombie, e poi in ultimo, recuperare il bambino che si trovava in una delle sei stanze. In questa prova devo ammettere mi sono abbastanza impressionato: poca luce, il pianto del bambino e delle urla. Solo alla fine mentre recuperavo il bambolotto capivo la provenienza delle urla: uno zombie si stava cibando della madre del bambino, mentre lei era ancora viva. Un realismo impressionante. Stavo per sparare al figurante, ma fortunatamente, sono stato stoppato dall’istruttore che seguiva ogni singolo partecipante. Recuperato il bambino sono scappato fuori dalla casa. Ragazzi come direbbe qualcuno “ … mi sono realmente cagato sotto …”.

Ultima prova, che abbiamo fatto tutti insieme, era quella di andare a recuperare gli eventuali animali catturati dalle trappole precedentemente sistemate nella zona di caccia.

Arrivati sul posto abbiamo recuperato una pecora ed un cinghiale (rappresentati da dei pupazzi). Nel rientro al campo, ci imbattiamo in un orda che viene verso di noi (il trucco e la bravura dei figuranti era fenomenale e considerando che eravamo all’inizio del crepuscolo, l’effetto era stato d’avvero di forte impatto emotivo). Con apposite manovre di evasione ci sganciamo e portiamo al sicuro le nostre prede; la fame era tanta e mangiare delle salcicce alla brace la sera era una desiderata aspettativa. Ma giusto per fare i fighi, gli addetti della sicurezza decidono di catturare uno zombie, per farne cosa non lo sapevamo. Ad ogni modo riescono ad isolarne uno (che spettacolo vederli in azione, Fabrizio, Fabio ed Alessandro) e lo portano senza non poco difficoltà in un recinto nei pressi del campo. Incuriositi tutti ci avviciniamo al recinto per vedere lo zombie, quando questi si libera.

Apriti cielo, anche qui un fuggi fuggi generale e tutto il gruppo barricato nella zona notte, il figurante che batte i pugni sulla porta. Questa cede e il morto vivente entra nella stanza e vai di nuovo a fuggire (perdere una razione di salsiccia equivaleva a morire), finché non viene abbattuto dalla sicurezza. Ragazzi anche qui il cuore pompava a mille.

Finalmente i preparava la cena, dopo naturalmente aver procurato la legna e acceso il fuoco; eccoci a gustare le tanto agognate salsicce, mio Dio quanto erano buone!

Poi, oramai cotti, ci si sistemava per la notte. In realtà nella notte era previsto che ognuno di noi facesse dei turni di guardia al perimetro dell’accampamento, e che si verificasse un altro attacco zombie; data la presenza di bambini è stato deciso di abortire questa sorpresa per evitare che i piccoli si spaventassero. Svegliarli nel cuore della notte in quel modo, effettivamente non era il massimo.

La mattina successiva dopo la colazione, questa volta trovata già pronta, effettuavamo altri due moduli:

una gara tra noi partecipanti di killing house, sostanzialmente l’entrata tattica in un edificio con bersagli da abbattere, con registrazione del tempo e delle eventuali penalità;

una esercitazione di avanzamento in formazione con tutti i sopravvissuti per il recupero di un oggetto e successivo ripiegamento tattico con bonifica di due edifici dove nascondersi.

Questi moduli ci portano via tutta la mattina e velocemente (si perché non ti accorgi del passare del tempo), si arriva all’ora di pranzo.

Subito dopo io riprendo con dispiacere la strada verso casa, anche perché la strada da fare è tanta. Esco da questa esperienza pienamente soddisfatto e non posso non fare i complimenti agli organizzatori per la perfetta riuscita della iniziativa.

Devo segnalare che al camp è stata offerta una birra artigianale, della quale avrete letto sicuramente nei lanci pubblicitari del camp, veramente eccezionale e un sopravvissuto, Roberto che possiede un liquorificio, ha creato un superalcolico di ben 82 gradi appositamente per l’occorrenza che è una bomba.

In conclusione devo dire il tutto è stato molto buono, sia per l’originalità dell’evento, sia per come è stata strutturata l’iniziativa. Anche la preparazione degli istruttori, che nella simulazione/gioco rivestivano i panni degli addetti alla sicurezza, si è mostrata ottima in termini di capacità tecnico-tattiche, e nell’approccio umano con noi sopravvissuti, mostrando anche una distinta capacità di recitazione quando la situazione lo richiedesse.

 

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Igor Zanchelli


 

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