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di Luca Pennati


 

È POSSIBILE IMMEDESIMARSI IN UNO ZOMBIE?

 

cervellozombie

 

 

Avete mai pensato a cosa provereste ad essere un pipistrello? Si orienta quasi cieco e spinto dalla fame. In uno spazio buio cerca di acchiappare al volo piccoli insetti vaganti. L’unica cosa che lo aiuta sono i suoni che rimbalzano grazie al suo sonar interiore che utilizza per fare congetture dello spazio circostante.

Oppure, cosa provereste ad essere una formica in coda ad altre migliaia di sue simili verso chissà dove? Oppure, se voi foste il vostro doppio intrappolato all’interno dello specchio che vi guarda? Sono esperimenti mentali assolutamente affascinanti e potremmo trovare infiniti esempi ma ne valga uno per tutti: cosa si proverebbe ad essere uno zombie?

Secondo il filosofo americano Nagel alla domanda se si proverebbe qualcosa? Ha risposto affermativamente tuttavia ha spiegato che questo genere di azzardo immaginativo è purtroppo destinato a non trovare una risposta esaustiva, poiché tutti gli sforzi creativi che faremmo sarebbero comunque insufficienti rispetto al risultato cercato. Infatti, si voleva sapere cosa prova uno zombie, o un pipistrello, ad essere ciò che sono, ma anche lo scienziato più brillante riuscirebbe, al massimo, a teorizzare cosa proveremmo “noi in quei panni”, mentre volevamo sapere cosa si prova ad essere “proprio quelle cose” dalla loro prospettiva.

Perché non riusciamo? È molto semplice, è un problema di coscienza ed esperienza. Infatti, soltanto se avessimo fatto una diretta esperienza di trasformazione in zombie avremmo sviluppato una coscienza tale da farci capire cosa si proverebbe. È soltanto l’esperienza che può fornire il materiale di base all’immaginazione che di conseguenza, nelle situazioni di cui parliamo (lo zombie, il pipistrello ecc.) è inevitabilmente limitata.

Siamo quindi destinati a non comprendere veramente cosa proverebbe un non-morto ad avere un corpo putrescente, una fame incolmabile, gli occhi vitrei e non vedenti e ad essere attirati dall’odore di carne fresca, ammesso che sia l’odore ad attirarli. Oppure a rimanere senza gambe o braccia, senza provare dolore, a perdere addirittura tutto il corpo e a restare solo una misera testa buttata in un angolo, costretta a sbattere i denti in cerca di qualcosa che la soddisfi finché qualcuno mosso da compassione gli infili una lama nel cervello e ponga a tacere qualunque rantolo.

Per cui anche se ogni giorno ci sforziamo d’immaginare tutto quello che ho appena scritto, con racconti, articoli e approfondimenti, significa solo ciò che proveremmo noi ad avere un comportamento simile allo zombie. Infatti la domanda è un’altra. Noi vogliamo sapere cosa prova uno zombie ad essere uno zombie. Tuttavia nonostante tutti i tentativi d’immaginarlo, siamo limitati dalle risorse della nostra mente, che risultano inadeguate al compito. Non riusciremmo neanche immaginando aggiunte o qualche combinazione di addizioni, sottrazioni e modificazioni al nostro bagaglio di esperienze.

Sostenere che gli zombie abbiano un’esperienza soggettiva vorrebbe dire che si prova qualcosa ad essere uno zombie. Purtroppo, però, non sappiamo effettivamente come possa funzionare un cervello di un non-morto. Sono soltanto un residuo d’impulsi nervosi delle sinapsi? Puro istinto primordiale? È corretto presupporre che percepiscano il mondo esterno per mezzo di olfatto e udito? Oppure intervengono componenti cerebrali a noi sconosciute e quindi inimmaginabili? Quindi seppur simili a noi (erano noi in effetti), non c’è ragione di supporre che queste creature siano qualcosa che noi possiamo sperimentare d’immaginare.

Niente, purtroppo dobbiamo arrenderci al fatto che l’unico modo per comprendere appieno l’esperienza zombie, lo avete già capito, sarebbe diventare proprio la creatura non-morta e non soltanto qualcuno che gli assomigli. Non basta muoversi scoordinati come ubriachi o produrre rantoli e bava per capirne la trasformazione. Bisogna ammettere però che dopo, probabilmente, non ce ne fregherebbe proprio più niente di dare una risposta alla domanda iniziale. Intanto noi continuiamo a scrivere e a studiare sondando tutte le possibili spiegazioni; chissà, magari un giorno, grazie al virus Z riusciremo a trovare LA risposta.

 

 

Luca Pennati


 

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