FANS

di Maurizio Ganzaroli


 

Ore 5 del mattino.

 La nebbia riempie i polmoni, nessun grido, se non quello del silenzio che assorda, dilania e strappa l’anima.

 Dalla terra umida salgono volute di fumo solido.

 Umidità che penetra nel cuore, e lo stringe in una morsa.

 Sto tremando dentro.

 Niente è più stabile dentro di me!

 Gli abiti di lana, cuoio e kevlar, sembrano una seconda pelle, o forse sono la mia stessa vita.

 Ho tutto con cui difendermi, mentre aspetto il momento giusto, ma mi sento indifeso, davanti a questo piccolo grande mondo, che ti scaraventa in faccia tutta la spazzatura, che è.

 Può essere questione di un attimo, di un minuto o di tutta la vita, ma ciò che vivrò sarà in ogni caso la realtà per quanto mostruosa potrà essere.

 Quante volte ho vissuto questa scena, ma poi potevo tornarmene a casa, mangiare, stare con mia moglie, i figli e il gatto ma, questa volta… questa volta, non è così!

 Sto aspettando il momento giusto.

 Non vedo nessuno tranne me, eppure siamo in tanti.

 In tanti, eppure così solo.

 Ho partecipato a decine di questi blitz, in casa di mafiosi, in distillerie clandestine o in laboratori della droga, ma niente mi ha mai preparato a questo.

 Potrò contare solo su di me, coprirò il compagno, quando lo vedrò, e lui farà lo stesso, ma sarò da solo di fronte al mio destino.

 Un cane, che latra la sua solitudine.

 Forse sarà stato infettato anche lui.

 La mia anima urla di dolore.

 Il tempo passa in modo inesorabile, anche se sembra così lento.

 I miei nervi saltano sotto la pelle.

 I tendini tirati per la tensione, fanno talmente male da non sentirli più.

 Il freddo sembra scomparso in questa cornice d’irrealtà.

 Aspetto il momento giusto.

 Quella piccola casa, sperduta nelle campagne della Sicilia, così piccola, che potrebbero viverci degli esseri da favola, mentre quei muri spessi, rinforzati con metallo e odio, tengono al sicuro esseri da incubo.

 Strane lumache scure che trascinano bave di sangue per il nostro stivale malato, di solitudine, di silenzio e paura.

 Aspetto il momento giusto.

 Manca poco alle 6.

 Quando tutti i nostri timers, scatteranno, ci avvicineremo come una sola unica, solida ombra.

 Soli con le nostre paure.

 Per me è la prima volta, ma quante volte ci vogliono perché questi bachi che bucano il cuore, non facciano più male?

 Saremo un’ombra d’umanità, che colpirà duramente l’orrore che ci affligge, ma domani sarà un altro giorno d’attesa, un altro giorno in cui daremo la caccia a questi esseri non morti, si tratta di loro o noi.

 Aspetto il momento giusto.

 Solo pochi altri minuti e scatteremo insieme.

 Solo qualche minuto, per pregare di poter tornare a casa, dalla mia famiglia.

 Qualche minuto, ancora, per pregare che tutti possano tornare dalle loro famiglie.

 Ancora qualche minuto di freddo silenzio nel cuore, che comincia a battere forte.

 Il cane non c’è più, o forse è sempre stato dentro di me che urlava, la sua solitudine d’ombra.

 Dovremo affrontarli insieme, o saremo noi che perderemo.

 Decine di esseri traballanti, eppure così letali cercano cibo, e quando si urtano si mostrano i denti, pronti ad azzannarsi tra loro.

 Le loro urla gutturali fanno raccapriccio, così come i loro corpi, decomposti e che continuano una morte dopo la morte che non può arrivare.

 Siamo l’ultimo baluardo della civiltà, un unico gruppo di qualche decina di persone è ciò che resta dell’umanità, mentre loro sono milioni.

 Il segnale.

 È giunto il momento.

 

 The end

 

 

Maurizio Ganzaroli


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