EditorialeFANS

Per la serie NONSOLOZOMMBIE, una fiaba horror di DIANA J.STEWHEART


 

– UNA FIABA HORROR-

 

 

C’era una volta, in uno sperduto villaggio alle pendici degli Urali, una ragazza nana e deforme. Era senza famiglia e senza nome; i suoi genitori, inorriditi dal suo aspetto, non si erano certo presi la briga di dargliene uno prima di abbandonarla nel bosco. Gli abitanti, a causa delle deformità del volto, la chiamavano “l’Incompiuta”, come una sinfonia rimasta incompleta. Essa vagava fra le tombe in cerca di cadaveri  appena sepolti da divorare; grazie agli incisivi grandi e aguzzi segava le ossa e staccava grossi pezzi di carne. In mancanza di materiale fresco si accontentava di succhiare il sangue agli incauti viandanti che passavano dal suo bosco. Oggi l’avremmo definita Freak, ma lì questo termine non si usava. Le nonne la definivano la “Cosa che vaga tra i boschi” e raccontavano le sue gesta ai bambini che non volevano dormire: Al calare delle tenebre la cosa lascia la sua grotta e si avventura in cerca di fanciulli capricciosi. Li ghermisce con le sue mani piccole e adunche e li divora con i le sue zanne incredibilmente affilate. Se non li mangia tutti, lascia i resti al suo animale che li rosicchia. Adesso stanno mangiando potete sentire i loro denti che spolpano le carne crrrr…crrr. Perciò andate a letto zitti zitti…” Queste erano le favole che le vecchie raccontavano ai nipotini, mentre il vento ululava e si infilava fra gli infissi ed i poveri piccoli si serravano le braccia intorno al corpo e speravano di non dover mai vedere quel volto mostruoso dagl’incisivi che protrudevano il labbro superiore. Così come speravano di non dover mai incontrare il suo amichetto, una non identificata creatura che sembrava un incrocio tra un chihuahua ed un coniglio. Lei lo chiamava Mr. Bunny ed i vecchi asserivano fosse il suo famiglio, ovvero un demone minore che fungeva da suo servitore.  C’era stato un tempo in cui gli abitanti avevano avuto pietà di lei e le permettevano di nutrirsi, occasionalmente, nel trogolo dei maiali. Ma gli animali si spaventavano e diventavano isterici. Da allora, ogni volta che si avvicinava gli abitanti la  minacciavano con il fuoco; lei ne era terrorizzata e così non si apprestò più al villaggio. Mettevano in guardia i bambini da ogni possibile incontro con uno di essi, ragion per cui ai piccoli era severamente vietato avvicinarsi al bosco da soli. Ma, si sa, i fanciulli son curiosi per natura e non deve stupire se uno di essi, il figlio del ciabattino per la precisione, decise di addentrarsi in quei boschi che appartenevano all’Incompiuta ed al suo animale.  Mikhail, questo il nome del bambino, non aveva che dieci anni, ma in quanto a coraggio e ardore sembrava un uomo fatto e finito. Credeva ciecamente nella storia di quel mostro a guisa di essere quasi umano e voleva ucciderla. Si munì di fionda ed iniziò a darle la caccia. Conosceva anche la sua avversione per il fuoco e così si era portato dietro una torcia ad olio e dei fiammiferi. Si facessero avanti, quelle cose immonde ed avrebbero trovato pane per i loro denti. Egli avanzava lentamente per il sottobosco, non temendo i contorti e spinosi rami che si insinuavano fra i suoi indumenti e gli laceravano la pelle. Il giorno lasciò il passo alla notte e lui si rese conto di essersi perso. Fu allora che la paura tentò di impadronirsi di lui, ma egli resistette; doveva compiere la sua missione per la sua sorellina e gli altri bambini. Un respiro caldo e dal lezzo insopportabile lo avvolse e nelle sue orecchie rimbombò un cupo latrato seguito da un urlo lacerante. Dalle fronde degli alberi vide due creature che si muovevano a balzi, prima di atterrare davanti a lui. Nel corso degli anni aveva cercato di immaginare l’aspetto dell’Incompiuta, ma la realtà non era neanche lontanamente paragonabile neppure al suo incubo più spaventoso. Essa era una cosa alta non più di ottanta centimentri. Il suo corpo era solo vagamente umano. Non aveva gambe e si trascinava sul terreno grazie all’addome allungato e rigido; le sue braccia sembravano umane, ma terminavano in due appendici palmate che le consentivano di camminare. La cosa più spaventosa era la testa, enorme ed allungata. Sul cranio glabro, spuntavano radi ciuffi di peli neri ed ispidi. Gli occhi erano piccoli e rossi la bocca, la sua bocca era protetta da due grosse labbra nere come l’ebano dalle quali si facevano strada gli incisivi lunghi parecchi centimetri ed affilati come delle falci. Essi brillavano alla luce della luna e bramavano sangue. Accanto a lei, la sua bestia che pareva un coniglio mostruoso con quegli occhi rossi  e le zampe di cane. Mikhail, non si fece abbattere e caricò la fionda. La pietra colpì Mr Bunny proprio in mezzo agli occhi, uccidendolo. Dalla cavernosa bocca dell’Incompiuta eruppe un grido lacerante, mentre con quelle sue schifose zampe toccava il suo amico. Mikhail ebbe la certezza che stesse piangendo: dagli occhi sgorgava un liquido denso ed oleoso. Poi quella cosa alzò la testa e si lanciò verso il bambino che, sfinito, non ebbe i riflessi pronti per colpirla a morte. Egli corse via, sperando di trovare la via di casa, ma il panico si era impadronito del suo corpo. Il cuore, che batteva all’impazzata, gli faceva mancare il respiro e le gambe sembravano flaccide come sacchetti di plastica. L’Incompiuta si trascinava sul terreno con quelle sue zampe palmate, mentre l’addome ticchettava sulle pietre e le radici come un orrorifico pendolo; ad ogni respiro emetteva un latrato gutturale che veniva seguito dai laceranti ululati dei lupi che abitavano quelle foreste da millenni. Mikhail proseguiva la sua corsa e quando calò il silenzio decise di voltarsi. La creatura era dietro di lui, in groppa ad un enorme lupo nero, entrambi con le fauci spalancate. Gli incisivi dell’Incompiuta affondarono nella giugulare dell’animale ed essa ne bevve il sangue, costringendo anche Mikhail a fare altrettanto. Era notte fonda nel Bosco dell’Incompiuta e sei occhi rossi come l’Inferno illuminavano l’oscurità…

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