Editorialerecensioni serial tv

Una nuova serie tv recensita dalla nostra Antonella, questa volta parliamo di Travelers.



 

TRAVELERS: RECENSIONE

 

ATTENZIONE CONTIENE SPOILERS SULLA SERIE TV
 

Travelers è una serie tv canadese arrivata da noi grazie a Netflix.

Questa serie, in un certo senso, parla di Zombie. In fondo uno Zombie è un corpo “morto” occupato da un virus, fungo, o quel che sia che lo obbliga a dimenticare tutto ciò che era per dedicarsi ad una sola funzione, cercare il cibo.

Ecco, i Travelers sono simili a questi virus: sono uomini e donne del futuro che hanno trovato la maniera di trasferire la loro coscienza nel corpo di persone del XXI secolo in punto di morte, rendendole di fatto dei puri “contenitori”. Il loro scopo è semplice: sembra che in un futuro non precisato l’umanità sarà ridotta a pochi sopravvissuti e questi ultimi decidono quindi di tornare indietro, come spiegato prima, nel passato per correggere gli errori commessi dall’umanità stessa ed evitare la sua quasi estinzione. Sono tutti volontari con mansioni diverse, che formano gruppi di cinque persone, il cui unico scopo è portare a termine missioni ordinate dal futuro dal Direttore.

Fin qui sembra tutto un po’ un già visto, basta pensare a “12 Monkeys”, film e serie tv, ad esempio.

Ma Travelers, pur partendo lenta, arriva ad appassionare lo spettatore in poche puntate e si crea una sua nicchia di azione ben precisa in questo panorama.

Intanto l’empatia che si crea con i personaggi da parte di noi spettatori è praticamente immediata, grazie anche all’ottima interpretazione della maggior parte degli attori.

Ma la cosa che si nota subito, è la sottile ma precisa critica ai socials ed al fatto, ormai appurato, della possibilità infinita di menzogne che permettono di creare su sé stessi. Ognuno può dire e fare ciò che vuole, essere ciò che vuole, raccontare ciò che vuole e persino creare un profilo falso su di essi e quindi interagire con gli altri in maniera completamente falsata rispetto ad un contatto diretto tra le persone.

Nella serie il Direttore manda indietro le coscienze dei suoi Travelers in base ai profili facebook et simili. Risultato: due dei suoi agenti finiscono in ospiti “malati” e non pienamente operativi. Ed il motivo è semplice: il loro profilo social era falsato. In un caso per mero esercizio mentale, nell’altro per volontà dei genitori del “defunto” che non vogliono lasciarne un ricordo sgradevole in rete.

La critica della serie ai social diventa sempre più pesante nel prosieguo delle puntate, fino a farci mettere in dubbio la verità di ogni cosa che conosciamo e percepiamo attraverso la Rete.

Inoltre, i Travelers non disdegnano per niente la vita nel XXI secolo dei loro ospiti, come previsto, ma, anzi, ne assumono sempre più empaticamente le caratteristiche. Perché una persona non è mai fine a sé stessa, ma sempre in relazione a chi le vive vicino: amici, mogli, mariti, madri, padri e così via. E loro non riescono a fare a meno di empatizzare con queste persone utilizzando i sentimenti dell’ospite. Questo porta, ovviamente, a sempre maggiori difficoltà nel compiere le missioni assegnate loro con freddezza e professionalità. Ed per ogni azione diversa dal programmato le reazioni nel futuro diventano imprevedibili.

Non solo, ma sembra proprio che il futuro, come sostiene King nel suo libro “22/11/63”, sia resistente ad ogni cambiamento, e ripristini sempre in qualche maniera lo status quo o, addirittura, lo peggiori. E questo crea subito dei grossi problemi ai Travelers, arrivati nel XXI secolo convinti di avere la verità in tasca grazie alla “storia” che hanno imparato nel loro secolo. Soprattutto dal punto di vista morale.

E qui entra in gioco la seconda grande critica della serie. È giusto interferire con il futuro? Decidere che poche morti sono meglio di milioni? E questo migliorerà veramente il futuro dell’intera umanità? La serie ci dice… “vedremo”, e questo porta, appunto, a desiderare di saperne sempre di più.

Arriviamo quindi al clou di tutta la serie, che ci viene rivelato in un finale di stagione con un “cliffhanger” non da poco. Il Direttore è un’intelligenza artificiale a cui i pochi sopravvissuti nel futuro hanno affidato ogni decisione della loro vita. Ma è veramente necessario questo deus ex machina artificiale? L’uomo non ha la forza in sé stesso per salvarsi? O arriverà inevitabilmente all’autodistruzione? Alla fine è sempre l’uomo stesso ad averlo creato e questo non lo rende inevitabilmente superiore all’intelligenza da lui creata? Ovviamente, come per i nostri protagonisti, ognuno di noi la penserà diversamente.
 

Antonella Cella “jackson1966”

 


 

 

Lascia un commento