EditorialeRacconti

Dopo una giornata di lavoro faticosa passata tra clienti rompiscatole, superiori incapaci e inconvenienti imprevedibili, niente mi dà più soddisfazione che sedermi in veranda a leggere il giornale o un buon libro, godendomi il vento fresco che si leva a sera anche in queste caldissime giornate estive. Sono i piccoli piaceri quotidiani che mi danno la forza per andare avanti, sono le piccole ma salde ancore di salvezza che mi consentono di non cedere a malumori, rancori, rabbia. Il saluto di un amico, un sorriso, un tramonto, o il rito quotidiano del giornale in veranda, appunto. La mia sedia preferita mi aspetta, ha più anni di me ed il cuscino è anch’esso vecchio e rattoppato, ma non lo cambierei per nulla al mondo. Ormai ha preso la mia forma, sedermi è come perdersi in un abbraccio capace di lenire dolori e stanchezze. Ognuno dovrebbe avere una sua sedia preferita.

 

Stasera ho tempo da dedicare a me stesso. Ho un bel bicchiere di tè freddo al limone per dissetarmi, mentre per la mia mente ho portato l’ultimo romanzo di Robert Sawyer, il mio autore di fantascienza preferito, e il quotidiano che in ufficio ho avuto modo solo di sfogliare distrattamente. Meglio iniziare da quello, se comincio a perdermi in storie di mondi futuri migliori di questo e contatti alieni, poi non ne esco più finché non sono arrivato in fondo. Prendo in mano il corriere e leggo attentamente la prima pagina. Una volta la lettura del quotidiano mi provocava incazzature e preoccupazioni, ma adesso non è più così. Forse sono più vecchio e saggio, ho imparato ad ignorare gli orrori della cronaca ed il teatrino della politica. So riconoscere una notizia vera da una verosimile, il gioco delle parti dalle vere divisioni all’interno di partiti e coalizioni. Mi concentro sugli editoriali dei giornalisti che apprezzo di più, sulle notizie dall’estero, sulle pagine culturali che una volta ignoravo per fiondarmi subito sullo sport. Anche per leggere un quotidiano servono una strategia ed un allenamento.

 

La giornata è stata molto calda, e come sempre quando si avvicina il tramonto qualche insetto si avvicina. Ecco, se c’è una cosa che mi disturba è il ronzio delle mosche vicino al viso. Mi alzo dalla sedia con uno sbuffo e vado ad accendere uno zampirone. So che non è il massimo e che rende l’aria un po’ meno gradevole, ma quantomeno allontanerà qualche creatura fastidiosa. Mi rimetto a sedere e riapro il giornale.

 

La situazione politica negli USA avrà certo una influenza notevole sull’andamento dell’economia europea, ma ancora è troppo presto per capire se dopo la botta iniziale le cose andranno meglio o peggio. Troppe variabili in gioco perché le previsioni abbiano un vero valore. Ecco, una previsione invece molto facile da fare è quel ronzio che sento ancora nell’orecchio, una delle mosche di prima, che evidentemente ha sviluppato una certa immunità allo zampirone. Anzi, sembra quasi che le piaccia. Sta volando proprio in mezzo al fumo, tutta contenta, la maledetta. Ora viene verso di me, attratta dal mio naso. Vattene, maledetta, lasciami leggere in pace. Agito la mano e lei si allontana. Riprendo il Corriere, apro alla terza pagina, e riecco il ronzio. Ok, devo passare alle maniere forti.

 

Piego il giornale in tre parti, mi alzo in piedi. Dove è andata? Eccola, appoggiata alla colonna. Pensi di essere furba, ma non mi sfuggirai! Mi avvicino lentamente, passo dopo passo, lei si sfrega le zampette anteriori, ignara di tutto. Alzo il braccio pronto a colpire, ho letto qualche tempo fa che bisogna avvicinarsi alla mosca da dietro, altrimenti lei si accorge del colpo in arrivo e vola via. E…. SBAM! Colpisco la colonna ma la mosca non c’è più. Ecco, ho trovato l’unica con gli occhi anche dietro. Dove è finita? Mistero. Forse l’ho spaventata, lo zampirone evidentemente non poteva bastare, ma in combinazione col giornale la vittoria è stata assicurata. E senza spargere neanche una goccia di sangue!

 

Mi rimetto a sedere, sospirando. Per fortuna la poltrona è ancora comoda. Sono troppo distratto per le pagine sull’estero, apro quella sugli spettacoli. Forse parlano già del film con Matt Damon che uscirà tra qualche giorno, il trailer mi è davvero piaciuto, potrei cogliere l’occasione per tornare al cinema, e…

 

Ok, stiamo scherzando? Sul naso? Incrocio gli occhi per guardarla meglio, lei mi restituisce lo sguardo continuando a sfregarsi le zampette. Lo fai apposta, dannata mosca, ti stai nutrendo del fastidio che mi provochi ma ora, ora ci penso io. Avvicino la mano, mi preparo a colpire e…

 

Dannazione, mi sono fatto male al naso e la mosca è volata via. Quando si posano su di te è ancora più difficile prenderle, cercare di colpirsi è innaturale, sai già che non potrai usare la forza che useresti se fosse posata da un’altra parte e… Rieccola. Sulla mano stavolta. Strategia errata però, cara mosca, ti sei posata sulla mano destra senza accorgerti che sono mancino! Prendo il giornale stavolta, un movimento rapidissimo, deciso, mi colpisco con forza il dorso della mano e stavolta è fatta! L’ho sicuramente colpita!

 

E invece no. Forse l’ho colpita ma di sicuro non l’ho uccisa. Esce da sotto le pagine del quotidiano, fa un breve svolazzo di pochi centimetri, un saltello e torna a posarsi lì, sulla mano.

 

E allora capisco: questa è una sfida in piena regola, devo usare le maniere forti. Il giornale non è sufficiente, serve qualcosa di più rigido, che quando colpisce faccia veramente male. Mi dispiace sporcare così la copertina di un bel romanzo, ma pur trattandosi di un semplice tascabile Robert Sawyer servirà al caso mio. Mi allungo per prenderlo, muovo la mano ma la mosca non fa cenno di spostarsi, evidentemente si sente al sicuro. Sa che non la colpirò mai. O forse è stordita dalla giornalata di prima. Non illudiamoci, che è meglio. Afferro il libro, un colpo secco e SBAM!

 

Cavolo, che male! Ho sbattuto il dorso del romanzo sulle nocche, non è affatto piacevole. Non sento più ronzare, ma ormai ho capito che è meglio controllare. Prendo il volume in mano, lo giro. Niente cadaveri di mosche, maledizione. Mi guardo intorno, dove è finita? Non è sulla colonna, non è sul soffitto, non sembra neppure a terra. È… non ci credo. È sul giornale. Si alza in volo, fa due giri attorno alla mia testa, mi si posa sul naso. Un’altro schiaffo. Mancata ancora.

 

Dovrei rientrare in casa, rinunciando al meritato relax serale in veranda? Non ci penso nemmeno. Questo è il mio posto, e non lo cederò ad una stupida mosca. La mia è solo una ritirata temporanea. Apro la porta della cucina, stando bene attento che l’odioso insetto non entri con me. Cerco nel cassetto la racchetta elettrica comprata dai cinesi un paio di anni fa, chissà se la pila è ancora carica… Sì, sembra funzionare. Esco di nuovo in veranda. Ora sono davvero pronto ad accoglierti come meriti.

 

“Avanti, ti aspetto!” – Parlo ad alta voce e nessuno che possa rispondermi, ma l’adrenalina della battaglia porta anche a fare di queste cose. Torno cautamente a sedermi, con lo sguardo rivolto verso l’alto. Il ronzio non lascia le mie orecchie, chissà, forse perché la mosca è davvero vicina o perché ormai è divenuta la mia ossessione. Sventolo la racchetta sopra la mia testa due volte, smuovo l’aria ed ovviamente non colpisco niente, anche perché pare non ci sia più niente da colpire. Sbuffo. Riprendo il giornale. Dove ero rimasto?

 

BZZZZZ…..

 

Sulla mia barba? Non è possibile? Mi allungo a riprendere la racchetta, e la mosca resta ferma lì ad aspettare. Muovo la mano lentissimamente, come nei duelli dei migliori western. Gringo, questa veranda è troppo piccola per tutti e due. Mancano pochi centimetri. Ora ti friggo, maledetta…

 

ZZAAPP!

 

“Ahio!”

 

La merdina ovviamente è volata via, e la racchetta ha toccato qualche pelo della mia barba, sbruciacchiandolo. Ma questi cosi non dovevano essere sicuri? Il puzzo di pelo bruciato non abbandonerà mai le mie narici, così come questo cazzo di ronzio non lascerà mai le mie orecchie, a quanto pare. E LA MOSCA SORVOLA LA MIA TESTA FACENDO LENTI CERCHI!!! Credo che stia anche canticchiando delle filastrocche canzonatorie in moschese.

 

“Bzzz bzzz bzzz, umano lento e cretino, bzzz bzzz bzzz, ti farò compagnia fino al mattino…”

 

Mi alzo in piedi, provo a colpirla con una racchettata. Mancata. Mancata. Mancata ancora. Si posa sul tavolino. Colpita? Macché. Si posa sulla colonna. O la va o la spacca.

 

SBRENG!

 

L’ho spaccata. Ho spaccato la racchetta. Merda. Oh beh, l’avevo pagata dieci euro e l’ho usata tre volte, posso permettermi di comprarne un’altra. Anzi, ne spendo volentieri tre volte tanti se questa è servita a far fuori la mia nemesi. Non vedo il cadavere, ma non sento nemmeno ronzare. Chissà, ho qualche dubbio. Aspetto alcuni secondi con in mano il manico ormai inutilizzabile, poi lo butto in un angolo. Lo getterò via dopo. Mi siedo. La mosca è lì, ancora sulla colonna. Esattamente nel punto dove ho appena spaccato la racchetta. Mi tolgo una ciabatta, prendo la mira, lancio. Mancata. La ciabatta vola giù dalla veranda. Dannazione! Riprendo in mano il giornale, mi alzo in piedi e mi preparo a colpire. La mosca evita il primo colpo e si solleva in volo, gironzola intorno alla mia testa, smanaccio per aria, ma niente, non la prendo. Mi si posa sulla fronte, mi colpisco col giornale facendomi male al naso. E lei vola via, tranquilla. Va a posarsi sul tavolino. Infuriato colpisco. Il bicchiere cade a terra infrangendosi in mille pezzi, e la mosca continua a volare, serafica.

 

Ora basta.

 

Prendo il libro, l’insetto si posa sul muretto. Lo lancio senza neppure prendere la mira. Mancata. Sono infuriato. Corro di nuovo in cucina, prendo una padella, la più larga che ho. Torno fuori, dove si è cacciata quella stronza? Eccola. Continua a gironzolarmi intorno all’orecchio, questo ronzio mi farà impazzire! Agito la padella per aria, la mosca si posa ancora sul muretto. SDENG! Un colpo fortissimo intacca l’intonaco, e lei vola via. È in alto, ma ci arrivo. Mancata. Mancata. La inseguo. Mancata ancora! E… AHIA! Calpesto il bicchiere rotto col piede scalzo, cazzo, che dolore! Zoppico lasciando impronte sanguinolente, ma non smetto di cercare di colpire. Mancata. Mancata. Ecco che si abbassa… si posa sul vetro della finestra… CRASH! Rompo il vetro, ma registro l’avvenuto solo in un angolino della mia mente, ora tutti i miei sforzi sono concentrati su questa maledetta mosca di merda. Devo colpirla (mancata). Colpirla (mancata). Colpirla! Scivolo su qualcosa di liquido. Sangue? Tè freddo? Cado a terra rovinosamente sbattendo il naso. Sanguino. Forse è rotto. Rialzo la testa lentamente.

 

La mosca è a terra, a due centimetri dal naso. Mi guarda. Allungo la mano per prenderla, mi sfugge volando lenta, quasi giocando con me. È tutto uno scherzo? Mi si posa sul naso, la vampira vuole nutrirsi del mio sangue e del mio dolore. Cerco di afferrarla. Il naso… fa malissimo! Cammina sulla mia fronte. Afferro la padella e mi colpisco. Troppo forte. Svengo.

 

Riapro gli occhi. Quanto tempo è passato? Pochi minuti, a giudicare dalla luce. Ma cosa è successo. L’unico rumore che sento è un ronzio, un ronzio infernale. BBBZZZZZZZ… Da dove viene? Mi guardo intorno. Non vedo niente. BBBZZZZZZZ… Eppure è qui vicino, deve essere qui vicino. Niente sul soffitto, niente sul divano, niente sul tavolino, niente sulla colonna, sulla porta d’ingresso, niente che vola, niente sul pavimento.

 

BBBZZZZZZZ….

 

È addosso a me?

 

Mi tocco i capelli, il viso, storcendo la bocca per il dolore, le spalle, le braccia, le gambe. Zoppico andando verso la parete, strofino la schiena contro il muro, niente.

 

BBBZZZZZZZZ….

 

È dentro di me? Mi tocco l’orecchio destro, sento qualcosa vibrare all’interno. Il rumore è sempre più forte.

 

BBBZZZZZZZZ…

 

Metto l’indice nell’orecchio, non riesco a trovare nulla. È più in profondità. Provo con il mignolo. Niente. BBBZZZZZZ…. Non la sopporto più. Continua a ronzare. Mi siedo a terra, il mio volto è una maschera di sangue. Rifletto un attimo. Rido. Ho trovato!

 

Mi alzo faticosamente in piedi. Raggiungo il salotto, salgo le scale lasciando una scia di sangue, arrivo alla porta di camera, la apro. Dovrebbe essere nel cassetto chiuso a chiave. Prendo la chiave nel comodino, apro quel cassetto, tiro fuori la scatola. La pistola.

 

BBBZZZZZZZZ…

 

Scendo le scale, ridacchiando. È cominciata in veranda, deve finire in veranda. Niente può rovinare il mio momento di relax.

 

BBBZZZZZZZZ…

 

Apro la porta. Sangue, cocci di vetro, pagine di giornale, di tutto. Mi siedo sulla poltrona. Sospiro. Rido. Avvicino la pistola all’orecchio. Prova a evitare questa, se ci riesci!

 

Sparo.

 

BBBZZZZZZZ……….
 

Michele Borgogni


 

Lascia un commento