EditorialeRaccontiRacconti brevi

Un racconti nel quale Luca Pennati si fa beffa della nostra realtà temporale.


 

Michele spinse la porta, chiudendola con cura dietro di sé. Faceva freddo fuori.
“Sera Giò”, disse.
Il bar era quasi vuoto e silenzioso, si sentivano solo le voci in sottofondo di un paio di commentatori che raccontavano la partita in TV. Michele guardò il punteggio, mentre i pochi avventori accuratamente stavano evitando i suoi occhi.

Si sedette un attimo. Pensò a quanto si sentiva stanco, stanco di pulire le cazzate delle altre persone. Stanco di svelare i loro colpi di scena, i paradossi e di ricucire i loro strappi nel continuum. Stanco di fare il Carabiniere Temporale.
Fece un cenno a Giò che gli rispose con una smorfia. Versò uno shottino di whisky e glielo fece scivolare sul bancone. Jack Daniel’s, roba buona.
Un colpo era tutto ciò di cui aveva bisogno. Era un professionista in quello.

All’improvviso una nuvola di fumo riempì il bar. Il bruciore agli occhi gli fece sbattere le palpebre. Un riflesso incondizionato portò la sua mano a tastare la pistola nella fondina che portava a fianco.

Michele, prese la pistola di nuovo e guardò l’uomo che era venuto a cercare.
“Bene”, disse l’uomo. “Direi che è ora di farla finita, allora!”.
“Un Carabiniere Temporale ottiene sempre quello che cerca”.
“Suppongo che l’unica via d’uscita sarebbe quella di ucciderti. Ma sarebbe un vero peccato, perché in fin dei conti fai parte della mia storia, in un certo senso”.
“Solo uno di noi ha la pistola.” Michele gli agitò l’arma sotto al naso.
«È vero. Allora farai la tua mossa?” L’uomo sollevò un sopracciglio.
“No. Non per il momento almeno.” Michele aggrottò la fronte. “Il tempo qui è troppo incasinato. Potrebbe confondersi nel continuum per diversi cicli. Anche in direzioni diverse”.
“Sì” disse l’uomo. “Strappo palindromo. Non molto divertente quando ci  sei bloccato dentro. Ci si sente come andare continuamente a ritroso. Tranne per il fatto che le cose accadono in modo diverso. È come essere spinto attraverso un…”.
“Dannazione”, disse Michele, “ci risiamo”.

Lo strappo palindromo. Al diavolo! Sapeva già come sarebbe andata. Di tutti i tipi di problemi temporali, che Michele aveva dovuto affrontare da quando era diventato Carabiniere Temporale, quello palindromo e ricorsivo, che si ripete ad intervalli regolari, era il peggiore. Rendeva la situazione dannatamente confusa e succedeva troppo spesso. In questi casi l’unica via d’uscita era quella di eliminare il tizio che aveva iniziato lo strappo.

Aveva l’autorizzazione per farlo, ma questo, ancora dopo tanti anni di servizio, lo metteva a disagio. Infatti, nonostante i viaggiatori del tempo novellini fossero degli idioti, non riusciva a non dispiacersi per loro. Comunque c’era sempre qualcosa di tragico e drammatico nelle storie che volevano sistemare; purtroppo non si rendevano conto che il passato non poteva essere cambiato e che il tentativo di ribaltamento temporale non poteva che portare ad infiniti strappi nel continuum.

Sospirò. Un brivido lungo la schiena lo attraversò. Riconobbe quella sensazione.
“Dannazione”, disse l’uomo. “Ci risiamo”.

“Esatto” disse Michele. “Strappo palindromo. Non molto divertente quando ci  sei bloccato dentro. Ci si sente come andare continuamente a ritroso. Tranne per il fatto che le cose accadono in modo diverso. È come essere spinto attraverso un…”.

“Nodo. Non per il momento almeno”. L’uomo aggrottò la fronte. “Il tempo qui è troppo incasinato. Potrebbe confondersi nel continuum per diversi cicli. Anche in direzioni diverse”.
“È vero. Allora farai la tua mossa?” Michele sollevò un sopracciglio.
“Solo uno di noi ha la pistola.” L’uomo indicò l’arma nella fondina di Michele.
“Suppongo che l’unica via d’uscita sarebbe quella di ucciderti. Ma sarebbe un vero peccato, in fin dei conti fai parte della mia storia, in un certo senso”.
“Un Carabiniere Temporale ottiene sempre quello che cerca”.

“Bene” disse Michele. “Direi che è ora di farla finita allora”.
Michele, prese la pistola di nuovo e guardò l’uomo che era venuto a cercare.

Un colpo era tutto ciò di cui aveva bisogno. Era un professionista in quello.

 

All’improvviso una nuvola di fumo riempì il bar. Il bruciore agli occhi gli fece sbattere le palpebre. Un riflesso incondizionato portò la sua mano a tastare la pistola nella fondina che portava a fianco.

Fece un cenno a Giò che gli rispose con una smorfia. Versò uno shottino di whisky e glielo fece scivolare sul bancone. Jack Daniel’s, roba buona.
Si sedette un attimo. Pensò a quanto si sentiva stanco; stanco di pulire le cazzate delle altre persone. Stanco di svelare i loro colpi di scena, i paradossi, e di ricucire i loro strappi nel continuum. Stanco di fare il Carabiniere Temporale.

Il bar era quasi vuoto e silenzioso, si sentivano solo le voci in sottofondo di un paio di commentatori che raccontavano la partita in TV. Mike guardò il punteggio, mentre i pochi avventori accuratamente stavano evitando i suoi occhi.

“Sera Giò”, disse.
Michele spinse la porta, chiudendola con cura dietro di sé. Faceva freddo fuori.

Luca Pennati


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