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Quinto capitolo de LA PRIMA GUERRA NAPOLETANA CONTRO GLI ZOMBIE – I SUPEREROI DELL’ASSE MEDIANO di Massimo “MadMax” MIRANDA. Una storia in 7 capitoli ambientata nella terra dei fuochi campana, dove vedrete interagire, in una sarabanda rocambolesca, zombie, camorristi, sbirri, super eroi della Marvel, vampiri e ammazzavampiri. Un imperdibile capolavoro trash e borderline, in dialetto napoletano.

I supereroi dell’Asse mediano.

di: Massimo “MadMax”  Miranda


 

PARTE QUINTA

45.

E insomma, c’erano le mosche, assillanti e piene di lappa. Le mosche ronzavano si posavano insistevano restavano: bruciavano.

Palladino, detto SERPICO: Ispettore capo della Mobile di Caserta, arrivò in mattinata nel parco.

Nun c’ sto a capì nu cazz’, oggi”, disse.

Via Mazzini, un morto. Palazzo Reale, sangue e arena. Ed ora questo.

Famm’ capì. Schiattamuorto e Tutt’ossa, e Chiattone. So’ muort’ cient’ metri primma. Cioè: là ce stanno i muort’ d’a stessa banda e ccà, ncopp’ all’Asse mediano, questi tre.”

Dalla telefonata ricevuta aveva capito subito che le cose erano collegate. A SERPICO i conti comunque non quadravano: in ogni caso. Stava cercando di ricostruire i tempi delle rispettive azioni, ed una sola cosa era certa: le sue ferie erano saltate. A quel punto, era sudato e grondava, la camicia sotto la giacca era calda di sale e di aloni.

“Prima come posto, ma dopo come orari”, gli sussurrò l’agente scelto Della Volpe, una bella testa fina per essere uno sbirro.

“E tu che ne sai?”

“…Tengo nu picciotto, ‘ccà. Che a sua volta ha gli occhi bene aperti. A quanto pare oggi era carnevale, a Caivano.”

Angiolè, ma che cazz’ stai a dì?

Sto a dì che è arrivata ‘na bestia che pareva The Rock, hai presente? Solo più brutto. Ma assai…Purtava ‘na maglia nera cu ‘na cap’ e morte ‘mpietto. ‘U PUNITORE ‘ro cazzo.”

“…E’ per questo che t’ ric’ che ccà, Ispettò, a Caivano, pareva Messico, e carnevale”.

Come a confermare le parole di Della volpe, a SERPICO gli squillò il telefono.

“Pronto?”

“Sono io.”

“Hai combinato un macello.”

SERPICO era un riferimento per CASTLE, da quando era arrivato nella Terra dei Fuochi. Avevano stretto un patto, do ut des. Ma era da tanto che non si sentivano. L’ultima volta era finita con un paio di costole rotte. Ma la soddisfazione di dargli un calcio in bocca se l’era presa.

“Se fossi in te non mi preoccuperei di quella merda. Comunque: il NANO mi è scappato. E ora…”

“Sei un pezzo di merda, CASTLE. Io e te abbiamo chiuso.”

“…Okay. Un’ultima cosa. Ho lasciato la bambina rapita dal mostro in caserma, dai tuoi colleghi caramba. Quel pazzo fottuto è morto.  Ma era l’ultimo dei problemi. C’è un’aria strana in giro, valla a prendere tu con una scusa qualsiasi e tienitela con te finché non la porti dai suoi. Non appena, e se termina questa merda.”

“Questa…merda? mi dici che cazzo sta succedendo, Punitò?”

“Parati il culo, SERPICO.  Ho parlato già tanto, per i miei gusti. I morti tornano in vita, ed hanno fame.”

 

46.

NOTA: OPERATORE AK-47

L’ULTIMA DIFESA, THE PUNISHER.

Le cose precipitarono in un amen. I quadri sbandarono, chi doveva dirigere la baracca fu preso dal panico. CASTLE fu quasi costretto a gettarsi nella mischia, pur di salvare il salvabile. E i soldati videro in lui un’ancora di salvezza in poche ore.

Tre giorni dopo, fu creata una linea di difesa chiamata “HOPE”, “Speranza”. L’esercito arretrò fino al confine tra la Campania ed il Lazio, bisognava tenere la posizione, a tutti i costi.

Speranza, certo.

Laddove una volta c’era il ponte sul Garigliano, un imbuto naturale: ci disponemmo lì. Vincere o morire. Gente nuova. Addestramento rapido, il primo, vero, grande calcio d’inizio, dopo aver preso terrificanti pedate tra i denti.

Cominciammo a piantare il nostro orto: file di pali da tenda con nastro, arancione fosforescente ogni 10 metri. Erano dei misuratori di distanza che aiutavano a calibrare con precisione la mira. In tanti avevano solo il compito di sgombrare il campo o sistemare le casse con le munizioni. Stavamo imparando.

Dopo i vari disastri, il panico, il caos, i pezzi grossi ci vollero tutti belli freschi e riposati. Questo fino a quando non scapparono via. Ad ogni modo, il problema era che così avevamo fin troppo tempo per pensare. E spesso il pensiero si traduceva in un: “Che ci facciamo qui, gesucristo d’un dio?”, se ci facevano discorsi sul “futuro” dell’umanità, ripeto, noi ce stavamo in silenzio a riflettere su quell’orrore e su quello che era capitato a chi volevamo bene.”

Intorno alle due del pomeriggio le radio cominciarono a gracchiare. I cani avevano individuato il nemico.

Cominciammo a vederli. Erano centinaia… i capi squadriglia, che avevo addestrato personalmente, gridarono: “Prima fila, pronti!”, e i soldati si inginocchiarono.

 

47.

IL PAZIENTE ZERO, 9 GIORNI PRIMA.

“Patologie cardiache: ipertensione, aumento della frequenza cardiaca, aritmia. Blocco atrioventricolare di secondo e terzo grado, bradicardia, e poi, insufficienza cardiaca, scompenso cardiaco, dolore toracico, ipotensione, infarto miocardico, arresto sinusale, arresto cardiaco, sindrome di Brugada. Morte.

…RESURREZIONE.”

 

48.

L’AUTOPSIA

Il medico attivò la minuscola sega circolare usata per aprire il cranio. Faceva lo stesso rumore del trapano del dentista.

“L’esame della testa e del contenuto del cranio non rivela l’esistenza di traumi, condizioni patologiche o anomalie congenite”, disse.

In quel preciso momento il morto si sollevò e morse l’anatomo-patologo.

 

49.

Il freddo lo avvolse. Il buio invase l’obitorio. E lui stranamente non sentì nessun dolore. Il vecchio dottore nei suoi sogni immaginava spesso la morte, ne aveva viste tante. Aveva immaginato gli incidenti e le ossa infrante, le ferite e le lacerazioni da proiettili, i tagli inferti da lame affilate. Aveva immaginato oltre tutto questo, il DOLORE.

Ma per lui, niente. Nessun dolore. Non più, dopo quell’unico morso. C’era stato un “solo” momento di divampante sofferenza e poi… il Nulla.

 

50.

Il medico sapeva che non doveva andare così. La polizia, i paramedici, gli infermieri gli portavano sempre le prove delle immense e lunghe sofferenze. Gli incidenti d’auto, le morti dopo gli stupri.  Gli uomini sventrati dai suicidi più folli e brutali e gli assassinii. Sofferenze indicibili e andare, era quello il prezzo da pagare, prima di andare verso il “Tunnel della Luce”. Un cancro divorante, il lento morire di Parkinson, l’urlo.

Per lui non c’era stato niente di tutto ciò. L’unica cosa che ricordava, perché l’aveva visto, era il suo collo lacerato dai morsi dell’omicida.

L’omicida.

Non poteva chiamarlo altrimenti, perché tecnicamente lo era. L’unico particolare che non quadrava in tutta la storia, era che chi lo aveva morso, era morto circa 26 ore prima.

Ed ora era il suo turno.

 

51.

L’ULTIMA DIFESA, THE PUNISHER.

CASTLE ordinò alla seconda fila di mettersi in posizione.

 

52.

Dissolvenza, fuoco.

 

53.

Ricordi.

SERPICO tirò con un calcio giù dal letto tutto ciò che vi era sopra, e dopo aver santiato alquanto, per prima cosa scarrellò la calibro 9. Lo faceva sempre, prima di rimettere, e quel giorno doveva proprio rimettere e rimettersi per bene, perché non ricordava assolutamente niente di quanto aveva combinato il giorno prima. Per come la vedeva poteva aver addirittura ammazzato qualcuno tirando a caso ubriaco, qua e là. La chiamata del collega lo trovò intento ad imbottirsi di pillole e caffè, combinazione mistica per un giorno di ordinaria follia.

Fanculo”, pensò, guardando il telefono. Poi rispose.

“Pronto?”

“Allora, signorina? Ti segno il ritardo, anche se dalla centrale mi dicono che siamo a cento metri dall’effrazione?  Hai culo anche stavolta!”

“Effrazione? E cosa significherebbe?”

“Significa. Significa che hanno sfondato un vetro qui vicino, pompe funebri. Last Travel, l’ultimo viaggio, un nome, una garanzia. E significa che devi darti una mossa, perché questa è roba tua!.

“Te l’hanno mai detto che sei un cacacazzi?

Pompe funebri. Caffè.

“Scendo.”

“72, Centro. Stiamo entrando.”

SERPICO e Giacobbe si odiavano. Eppure facevano turni insieme da una vita. Un tempo li chiamavano “falchi”, ora, col ridimensionamento, erano “solo” quelli della Mobile. Ma avevano compiti speciali. Li chiamavano “quelli strani”, e avevano a che fare con i preti, per gli indemoniati. A Napoli credevano pure al munaciello, per cui streghe, janare, ufo e lupi mannari, perché no? Era arrivata un’informativa dall’Eurogedorf che li assegnava a questi “casi”, “per meriti di servizio”, e tutto ciò che avevano avuto in cambio era un’indennità di 12 euro lordi a giornata impegnata ed una Hiunday scassata dall’amministrazione.

 

54.

“Inutile che posi il culo, Giacò. Arap’ l’uocchie, che ccà e cose nun me quadrano.”

“Già. È vist’ i vetri?”

“Secondo me, c’è ancora qualcuno, dentro.”

Entrarono dal retro. Gli zombi erano tutti in piedi. Erano una decina. Solo uno, col camice da medico, se ne stava seduto su una poltrona e sembrava aspettasse la Morte, o una cocacola, chissà.

“Gesucristo. Ieri quel macello nella Villa, ed ora questo.”
…continua…

Massimo Miranda

 


EPISODI PRECEDENTI

capitolo 01

capitolo 02

capitolo 03

capitolo 04

 


 

 

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